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Educata all'inculata
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Racconto15 min di lettura

Educata all'inculata

Una storia pervenuta sulle origini di Fiorella, fin da piccola preparata a subire la forza dei maschi.

Giovanna Esse
1 anno fa · 3.4k letture · 0

“Guarda io non lo so, quasi certamente è furi città. In genere fanno delle cene di lavoro e lui torna il giorno dopo. Comunque … tranquillo. Questa è anche casa mia e avevo voglia di vederti, fare due chiacchiere… che male c’è?

Lui rise, scaltro: “Te lo dico io che male c’è! C’è che lo sai da sempre quanto mi arrapi… c’è che sei uno schianto, forse più di prima… che vestita così me lo fai venire duro senza nemmeno toccarti.

Risi anche io, ingenua: “ Dai non esagerare… cosa posso offriti?” ma ormai stavo già versando del Biancosarti su alcuni cubetti di ghiaccio, conoscevo i suoi gusti.

Poi sedemmo sul divano… ma le chiacchiere erano solo una schermatura a cui nessuno di noi dava peso. Luca mi carezzava le gambe, io lasciai fare e iniziammo a baciarci.

Sentii la porta che si apriva ma non mi ritrassi. Luca si irrigidì, ma io non feci altro che stendermi sulle sue gambe per essere baciata e carezzata meglio.

Ero sciatta in quella posizione, in netto contrasto col mio abbigliamento da fanciulla innocente.

Il povero Marco non riuscì a dire niente, nemmeno a fingere una reazione… più tardi, da soli, mi confessò che per tutto il pomeriggio era stato sulle spine, che non riusciva a odiarmi pur sentendosi tradito e cornuto. e che già in macchina, tornando a casa, il suo cazzo era duro, arrapato, e voglioso di me. Mi disse anche che davvero avrebbe voluto dire o fare qualcosa, ma vedermi in intimità, seminuda, a contatto diretto con un altro, aveva provato una inattesa reazione. La stessa sensazione di ricevere un pugno deciso in pieno plesso solare, una pressione potente che gli aveva tolto la voce e il respiro.

Fui io a rompere il ghiaccio: “Oh, amore, sei qui? Credevo tornassi domattina. Lui è Luca, ricordi? Te ne ho parlato… ma vieni, bevi qualcosa con noi.

Gli animi si placarono; dopo pochi minuti sembrava di assistere a una normale conversazione da salotto… ma poi io invitai anche Marco a sedere sul divano, in modo da trovarmi in mezzo ai miei due maschioni…

E’ stato fantastico spogliarli, confrontare i due cazzi, leccarli, sbocchinarli persino insieme... abbiamo fatto tutto il solito, come tanto piace a loro, ma alla fine ho raggiunto il mio obiettivo. Piccoli accenni, piccoli moti del corpo, la gonnellina da educanda, la fighetta da ragazzina.

Sapevano dei miei segreti di gioventù, delle sborrate dei miei amichetti.

Così il mio vecchio marito, ora mio adorabile bull, pur soffrendo silenziosamente a quella visione, mi portò con sé, sedette su una sedia e mi mise nella posizione che conosceva.

La mia testa abbandonata su un avambraccio, i seni costipati con i capezzoli puntuti e, sapientemente, sotto la gonnellina le mutandine bianche e virginali.

Luca mi alzò le gambe serrandomi le ginocchia, Marco non ci mise molto a capire e quando Luca, con estremo sacrificio, mi offrì all’altro semplicemente spostando gli slip di lato, me lo mise tutto dentro.

Ormai la presenza di Luca lo eccitava invece di renderlo timido e così mi inizio a fottere in profondità e senza ritegno. Non mostrava alcun rispetto per il mio “bull” che doveva guardare e soffrire.

Ma Luca era generoso… forse ancora un poco mi amava, infatti disse a voce bassa, ben sapendo quanto lo desiderassi, in quella posizione:

“Adesso la devi inculare…

Marco si sorprese ma non avrebbe saputo resistere.

Luca si putò sulla mano e irrorò il mio fiorellino che già si schiudeva in attesa della divaricazione suprema. E così Marco, pian piano, con l’auto delicato di Luca mi inculò, senza farmi soffrire in maniera eccessiva.

Quando vide che arrivava all’acme, Luca gli intimò:

“Esci… esci subito … la devi sburrare sulle mutandine.

Marco obbedì… era al settimo cielo, sborrava lattice bollente, abbondante, stupito, impazzito da quella scienza da video porno, che mai avrebbe creduto di vivere con la sua dolce metà.

Io, misteriosamente, godevo e venivo, nonostante il cazzo non fosse più in me e

la testa mi girasse un po’. Ero stata sottomessa e usata come sborratoio, la mutandina intrisa di liquido maschile, ma anche dei miei umori. Mi ero abbandonata totalmente tra le braccia di Luca, come facevo da piccola, col perverso ma amabile Roberto.

Marco era abbattuto, sfatto, forse pentito… ma da gran signore, ora che era tornato lucido e cornuto, si ritirò in bagno per gratitudine verso il “bull” Luca.

Mi ero appena ripresa, quando Luca, mi dimostrò di volere approfittare di me a suo piacimento. Io, naturalmente, non chiedevo di meglio!

“Vieni… e tieni le natiche strette… lo sai come mi piace.

Feci cenno di sì, obbediente… non ero più una scaltra milf in grado di combinare incontri perversi ma la piccola collegiale, sedotta dal maschio col cazzo da fuori.

Mi chinai sul tavolo, unii le gambe e strinsi le chiappe, sapevo che avrei sofferto per la penetrazione. Se solo avessi potuto rilassarmi… ora che ne avevo già preso uno, non avrei sentito quasi niente, nonostante il pesce di Luca fosse spesso e lungo ma, come mi aveva ordinato, dovevo stringere il culo, perché lui amava sentirsi stretto, stretto, tra le natiche durissime. Con quella posizione, sentivo tutto e forte.

Le mutandine, abbassate di poco, sporche di Marco, quasi gocciolavano per il carico di sborra.

Ricevetti, come ordinato, i colpi del nuovo cazzo che sapevo sarebbero durati a lungo.

Riuscii a passarmi una mano sotto la pancia in modo da farmi il ditalino, umettandomi la figa con lo sperma residuo di Marco…

Dopo un po’, ad occhi chiusi, sognai quei giorni passati, l’odore dello sperma dei ragazzini, le braccia forti di Roberto… e i primi orgasmi di gioventù.

E devo ringraziare ancora Luca, che vestendo appieno il ruolo di bull, nonostante la forte tentazione di riempirmi le budella, venne fuori e, col suo sempre potente spruzzo, annaffiò ancora le mie povere mutandine, già fradice, aumentando la porzione di sperma d’uomo che, quella sera, come una volta avevo collezionato.

Verso le tre di notte, tra veglia e sonno, quelle mutande insozzate mi vennero strappate, e Luca approfittò di nuovo del mio culo. Non mi ribellai, era il mio destino essere usata dai maschi, ma non era un dispiacere bensì una gioia infinità, nonostante il culo mi facesse ormai veramente male.

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Scritto da
Giovanna Esse

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