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Puttana per preti - Processo e punizione
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Racconto33 min di lettura

Puttana per preti - Processo e punizione

Lo zio con i suoi amici preti continua a fare scempio della voluttà carnale della nipotina. Una storia di @cieloyamileriveros tradotta da Giovanna.

Giovanna Esse
1 anno fa · 1.2k letture · 0

Esausto dalle emozioni, Verbouc si sedette sul tappeto ai piedi di padre Ambrogio, per rivolgersi a lui con il tono colpevole di un bambino.

- Padre...” mormorò Verbouc. - Ho riempito di sperma l'utero di quella che probabilmente è mia figlia. Come mio confessore e di tutta la mia famiglia, senza dubbio conosce la risposta.

Dopo un lungo silenzio, Ambrogio rispose evasivamente:

- Alle anime manca la parentela che hanno i corpi, figlio mio, e Dio non giudica i corpi ma le anime.

Dopo un altro lungo e cupo silenzio, padre Ambrogio dichiarò che doveva tornare ai suoi doveri parrocchiali e si congedò, dando la sua benedizione alla coppia che aveva unito.

Quando finalmente rimase solo con la nipote, Verbouc toccò con mano tremante il chiavistello della porta del salotto. Dietro quella porta c'era il risultato finale di un'ossessione a lungo repressa nel tempo, il cui impulso a soddisfarla equivaleva alla sopravvivenza.

Verbouc aprì lentamente la porta, la richiuse dietro di sé quando entrò e si avvicinò alla nipote, che respirava pesantemente e aveva la fronte imperlata di sudore. Immediatamente procedette a slegarla dalla costrizione che padre Ambrosio le aveva dato per liberarla, deciso ad affrontare qualsiasi cosa dovesse accadere, e non appena Cielo Riveros fu libera, come se il suo corpo fosse una molla, si alzò in piedi e con un ringhio che le uscì dalla gola si lanciò come una bestia selvaggia contro lo zio, facendolo cadere sul tappeto per abbracciargli il collo, mentre praticamente lo divorava di baci.

- Non hai idea di quanto mi piaci e di quanto mi hai fatto godere. Per tutto questo tempo ho cercato uomini che ti assomigliassero, mi sono innamorata dei miei maestri di scuola, dei miei vicini di casa e persino dei miei confessori, mentre quello che cercavo veramente era questo momento proibito.

E non appena Verbouc sembrò voler dire qualcosa per tornare in sé, Cielo Riveros gli coprì aggressivamente la bocca con il bacio appassionato di una donna impazzita dal desiderio.

- Zitto, cherubino! - interruppe Cielo Riveros. - So bene cosa vuole questo ragazzino dentro di te, è un ragazzino cattivo e pervertito... non è vero che spia le bambine mentre dormono?

Continuando a cavalcarlo, brandendo l'indice in faccia allo zio, nel suo classico accento europeo, chiese:

- Ma sei stato così crudele a spaventarmi in quel modo, mi sono quasi pisciata addosso mentre mi tenevi seduta sul banco degli imputati. - E abbracciando il collo dello zio, lo premette contro i suoi seni nudi, dicendo amorevolmente. - Quanto è saggio padre Ambrogio, che alla fine mi ha messo tra le tue braccia, perché non ti manchi mai più quello per cui hai tanto sofferto.

Si dice che gli occhi siano lo specchio dell'anima, nel quale, per frazioni di secondo e durante un episodio di grande intensità emotiva, è possibile vederla così com'è, e vedendo l'intenso blu cangiante che era nella luminosità degli occhi di Cielo Riveros, Verbouc sentì di essere in presenza del demone della lussuria, Tuttavia, completamente inebriato dall'inevitabile piacere che Cielo Riveros stava inducendo nei suoi sensi, Verbouc ebbe la sensazione di trovarsi nel bel mezzo di un sogno, finendo per convincersi che si trattava solo di un altro dei suoi folli sogni da cui si sarebbe presto svegliato.

E come in un sogno, nuotando in un mare di sensazioni senza coscienza, entrambi si abbandonarono di nuovo all'insormontabile lussuria dell'incesto.

Era già l'imbrunire quando il signor Verbouc liberò la “nipote” dall'abbraccio lussurioso in cui aveva saziato la sua passione, per poi scivolare esausto a rifugiarsi nel suo letto freddo, accanto alla moglie malata. Cielo Riveros, invece, agitata e sfinita, si recò nella sua stanza e, dopo un bagno di acqua tiepida, cadde in un sonno pesante, dal quale si svegliò solo a giorno inoltrato.

Quando uscì di nuovo dalla sua stanza, Cielo Riveros aveva subito un cambiamento. Cielo Riveros aveva subito un cambiamento che non le interessava, né faceva il minimo sforzo per analizzarlo. La passione per il godimento si era impossessata di lei fino a diventare parte del suo carattere, le emozioni sessuali più forti e proibite si erano risvegliate in lei e lei le aveva soddisfatte. La raffinatezza nel concedersi a loro e l'intensità del piacere avevano generato il sigillo della lussuria, che ora avrebbe segnato per sempre la sua personalità. Cielo Riveros, quasi una bambina innocente fino a poco tempo prima, era diventata improvvisamente una donna dalle passioni violente e dalla lussuria incontenibile, la cui capacità di piacere non aveva limiti.

CAPITOLO VII

(Orchidea di fuoco)

(Bianco fiore dei miei sogni, quanto sono bisognoso di te in questi secondi notturni, per godere dell'intimo contorno delle tue viscere assetate d'amore, sarà per sempre il privilegio degli dei per cui sarà valsa la pena di esistere).

In questo capitolo vedremo come accadde che un giorno il buon padre Clemente ricevette in confessione un'elegante signorina di circa vent'anni, poco più alta del buon sacerdote che l'assisteva, molto magra e fragile, anche se estremamente femminile, come una modella da passerella, grazie a una perfetta struttura ossea che faceva risaltare al massimo le curve del suo corpo. Il suo viso, piccolo e delineato, aveva l'espressione di un'aristocratica, che sorrideva in modo civettuolo, dando l'impressione di succhiare con le guance, e i suoi capelli lisci e biondi, che cadevano fino alle spalle e le coprivano la fronte fin quasi agli occhi di un colore abbagliante, davano il tocco angelico della giovane bellezza nordica. La giovane entrò nel confessionale e si sedette, accavallando le gambe con grazia, mentre la curvatura della schiena eretta metteva in risalto la forma del suo sedere formoso.

Vale la pena ricordare che quel corpo squisito e femminile, dall'aspetto scultoreo, era in realtà quello di un giovane travestito che, a 17 anni e grazie alla magia del trucco e al suo corpo ben sviluppato dagli ormoni femminili, aveva nel suo fisico la piena presenza di una donna rigogliosa e ben sviluppata che aveva adottato il nome di Estefania, Cosa che il corpulento sacerdote sapeva bene in quanto suo confessore, poiché, secondo quanto questa “ragazza” gli aveva raccontato durante le sue confessioni, il suo ramo familiare proveniva dall'Europa dell'Est, dove è risaputo che una ragazza russa di 14 anni ha lo stesso sviluppo fisico di una ragazza americana di 17 anni. E che, avendo vissuto in Thailandia ed essendo a conoscenza della sua condizione fin dall'età di 12 anni, questi trattamenti ormonali le erano stati applicati fin da quell'età, con il pieno consenso delle leggi di quel Paese, modificando radicalmente la sua struttura fisica in crescita, fino a plasmare il suo corpo in quella forma squisitamente femminile, che superava qualsiasi cosa il buon prete avesse mai visto prima. Quella ragazza amava il suo lavoro, che consisteva nell'arte della pittura, da cui aveva tratto buoni profitti per le sue opere, ma nonostante avesse una figura ideale, non aveva mai osato cercare l'amore, era ancora vergine al cento per cento e completamente innocente riguardo ai rapporti sessuali.

Dopo che il confessore ebbe impartito la sua benedizione al termine della cerimonia con la quale era entrato in possesso dei più preziosi segreti della giovane, e dopo essere stato convinto dal sacerdote che in fondo alla navata della chiesa c'era una galleria d'arte da non perdere per nessun motivo, la condusse, a malincuore, nella stessa piccola sacrestia dove Cielo Riveros aveva ricevuto la sua prima lezione di copulazione santificata. Lungo il corridoio lungo e stretto la signora avanzò davanti a padre Clemente, camminando con lo stile impressionante di una top model i cui fianchi larghi e formosi coordinavano con impareggiabile grazia femminile ogni passo che faceva con le sue squisite scarpe con il tacco alto, facendo venire a Clemente un'erezione che non riuscì a nascondere.

Una volta entrato, il prete lussurioso, con il volto stravolto dall'eccitazione e sbuffando rumorosamente il fiato dalle ampie narici, sprangò la porta e, senza perdere altro tempo, con un ringhio da bestia selvaggia inferocita si gettò selvaggiamente sulla sua elegante ospite, facendola cadere su un divano imbottito, che alla caduta di entrambi si dispiegò per diventare un letto matrimoniale, e senza la minima considerazione per la fragilità e l'eleganza femminile di quella bella personcina, la schiacciò con il suo forte petto in posizione dominante, applicandole furiosi baci sulla bocca, come se volesse espirarle l'aria dai polmoni, che la signora accolse con i suoi begli occhi colorati spalancati dalla sorpresa per l'azione inaspettata e violenta del suo confessore.

Con una debole e femminile difesa, la signora pose le mani sulle braccia di Clemente, ma la ferrea muscolatura del sacerdote le diede un chiaro messaggio di quanto sarebbe stato inutile lottare contro quel corpo di toro inferocito, finché non si rese improvvisamente conto che ciò che quell'aggressivo sacerdote voleva era godere con lei, e convinta di non avere altra scelta che lasciargli fare ciò che voleva, sciolse tutto il suo bel corpo, lasciando cadere le braccia sul letto, in segno di resa, cadendo a poco a poco nel gioco del prete violento, fino a quando non riuscì più a nascondere il piacere che le azioni del prete lascivo provocavano nel suo corpo giovanile.

Clemente era sempre stato brutto, ma in quel momento era veramente orrendo nella sua terribile lussuria, con il viso e gli occhi arrossati, la fronte e ogni altro tratto congestionato, in un'espressione che sembrava quella di una terribile rabbia, mentre continuava a impegnarsi in quell'opera di satiro febbrile e dominatore.

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