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Puttana per preti in calore - Un cazzo d'asino
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Racconto27 min di lettura

Puttana per preti in calore - Un cazzo d'asino

Cielo, finisce tra preti molto libidinosi e superdotati che la sfondano. Una storia di @cieloyamileriveros tradotta da Giovanna.

Giovanna Esse
1 anno fa · 2k letture · 0

Cielo Riveros giaceva ancora a pancia in giù, completamente flaccida sul letto di fortuna, con le rotondità posteriori completamente esposte, più morta che viva, come risultato del brutale attacco che aveva appena subito. Non una sola goccia dello sperma che era stato abbondantemente versato nella sua nicchia scura era uscita, ma sotto, la sua fessura trasudava ancora la miscela delle emissioni di entrambi i sacerdoti.

Ambrosio e Clemente la distesero subito per sollevarla, ma Cielo Riveros finse di essere pesante, voleva rimanere in quella posizione, con la fronte inchiodata allo stivale imbottito, infine tra di loro la sollevarono, e dovettero ridere quando si accorsero che la giovane perdeva l'equilibrio in piedi, Come se tutti e tre fossero d'accordo, Ambrosio la tenne per le spalle, ma lungi dall'aiutarla a mantenere l'equilibrio, la scaraventò contro Clemente, il quale, senza dare alla ragazza la possibilità di reagire, la scaraventò rapidamente contro il superiore, e il superiore di nuovo contro ognuno di loro. Continuarono così per diversi secondi, ridendo sguaiatamente di questo gioco crudele, finché la novizia non crollò per la stanchezza e, prima che cadesse a terra, Ambrosio la afferrò, ma questa volta per metterla di traverso alle cosce della superiora, che, a questo scopo, si era appoggiata allo stivale. Cielo Riveros, completamente stordita e sul punto di svenire, si ritrovò di nuovo con il richiamo del membro ancora vigoroso della Superiora che entrava nella sua vulva rossa. Lentamente lo guidò dentro di sé, affondando su di esso. Alla fine entrò completamente, fino alla radice, montando sopra il Superiore, con le gambe spalancate ai suoi lati.

In quel momento, il Superiore passò le sue vigorose braccia intorno alla vita sottile di Cielo Riveros, per attirarla su di sé e lasciare le sue ampie e deliziose natiche di fronte al membro impaziente di Ambrosio, che andò dritto verso quel tenero orifizio appena aperto, che ora mostrava l'apertura brutale che il Superiore gli aveva fatto, come una prova fedele e un marchio indelebile, che attestava l'incollaggio selvaggio con cui quell'orifizio aveva perso la sua verginità. Nonostante questo vantaggio, Ambrosio dovette superare le mille difficoltà che si presentavano, perché per Cielo Riveros essere usata dalla superiora in quel modo era una cosa, ma Ambrosio era quasi un asino, come Clemente, e la ragazza cercò invano di negoziare la cura di quella penetrazione forzata con un Ambrosio ansioso che non ne capiva la ragione, e dal quale poteva a malapena difendersi avendolo alle spalle mentre era dominata dal forte abbraccio della superiora davanti. Tuttavia, dopo quasi cinque minuti di lotte e suppliche, entrambi gli uomini finalmente la sottomisero e, dopo una serie di vigorose spinte in avanti, con un'ultima spinta, il lascivo Ambrosio era sepolto nelle viscere della sua vittima tanto quanto lo era stato il superiore pochi minuti prima, una situazione di cui entrambi i sacerdoti approfittarono per risistemarsi, il superiore ora sollevando il suo abbraccio fino alla vita della schiena di lei, lasciando ad Ambrosio la breve vita che subito abbracciò. E ora che entrambi i sacerdoti erano perfettamente a loro agio e in una posizione imbattibile per iniziare a muoversi, Cielo Riveros aveva finalmente smesso di dimenarsi, sapendo che per lei non c'era altra possibilità che lasciare che i sacerdoti si divertissero a sazietà, era rimasta completamente immobile, ferma e silenziosa come una bambola di pezza, con le braccia e le gambe penzolanti e senza forze, sia per il dolore che provava sia per la coppia di abbracci stretti con cui entrambi gli uomini la tenevano assicurata.

E ora, con un paletto saldo nella vagina e un cazzo d'asino nel culo, con gemiti acuti e soffocati, Cielo Riveros sentì Ambrosio iniziare a muoversi per primo, con la stessa furia del suo precedente aggressore, soffermandosi a ritardare il più possibile la sua uscita, e non appena si fermò, sentì i movimenti vigorosi con cui il Superiore continuava a stantuffarla da davanti.

Entrambi i sacerdoti continuarono così, applicando a turno alla loro penitente Cielo Riveros quei vigorosi movimenti dentro e fuori con cui scuotevano il suo bel corpo, che avevano sempre più effetto sulla ragazza, i cui gemiti di dolore finirono presto per trasformarsi in veri e propri grugniti di piacere.

Improvvisamente, i movimenti del superiore divennero sempre più veloci, finché, ruggendo come una bestia selvaggia, arrivò alla fine e Cielo Riveros sentì il suo sesso invaso rapidamente dal latte. La giovane non riuscì più a resistere e venne abbondantemente, mischiando la sua fuoriuscita a quella dei suoi aggressori.

Ambrosio, però, non aveva sprecato tutte le sue risorse e, mentre il superiore si ritirava, continuò a tenere la bella ragazza saldamente impalata e stretta intorno alla sua vita.

Clemente non seppe resistere all'opportunità offerta dal fatto che il Superiore si era ritirato per pulirsi, e vedendo la ragazza dalle gambe larghe che ondeggiava sulle ciabatte con il tacco alto, chinandosi in avanti per accoppiarsi con Ambrosio, si gettò sulle sue ginocchia e riuscì quasi subito a penetrare nel suo interno, ormai abbondantemente bagnato di residui viscidi.

Per quanto enorme fosse il mostro dai capelli rossi, Cielo Riveros trovò il modo di accoglierlo, e per alcuni dei minuti che seguirono non ci furono altro che i sospiri e i gemiti voluttuosi dei combattenti.

A un certo punto i movimenti di entrambi i sacerdoti si fecero più agitati. Cielo Riveros aveva la sensazione che ogni momento fosse l'ultimo. L'enorme membro di Ambrosio si inseriva nella sua schiena fino ai testicoli, mentre la gigantesca proboscide di Clemente tornava a gonfiare l'interno della sua vagina, provocando di nuovo la stessa emozione che aveva provato con la perdita della verginità di entrambi gli orifizi.

La giovane era tenuta dai due uomini, con i piedi ben sollevati da terra, e sostenuta dalla pressione, sia frontale che posteriore, dovuta alle spinte con cui i sacerdoti introducevano i loro membri eccitati attraverso i rispettivi orifizi.

Mentre Cielo Riveros stava per perdere i sensi, si accorse dall'ansimare e dalla tremenda rigidità del bruto davanti a lei che stava per scaricarsi, e pochi istanti dopo sentì la calda iniezione di flusso che il gigantesco pene stava inviando in getti viscosi.

-Ah... sto venendo! -gridò Clemente, e con ciò inondò l'interno di Cielo Riveros, con grande gioia di lei.

-Vengo anch'io! - gridò Ambrosio, alloggiando il suo potente membro ancora più in profondità di quanto non fosse già, mentre Cielo Riveros sentiva come ad ogni pulsazione dell'enorme cazzo che era conficcato fino ai testicoli, si ispessisse dalla radice alla punta indurita, rilasciando furiosi e caldi getti di sperma che circolavano all'interno del suo intestino, provocando un'emozione tale da farla urlare ripetutamente e poi crollare in un grido di piacere.

Così continuarono entrambi i sacerdoti, abbracciando strettamente quelle belle forme, vomitando il prolifico contenuto dei loro corpi all'interno di quello di Cielo Riveros, al quale procurarono con questa doppia sensazione un vero diluvio di godimento.

CAPITOLO V

(Offrite ai vostri sensi l'onestà dell'anima, e non vergognatevi mai della natura originaria di questo sentimento, perché esso, di per sé, è divino, e negarlo è un'offesa alla divinità stessa).

Dopo una lunga attesa di cinque settimane, durante le quali Cielo Riveros era dovuta partire per un viaggio in visita ai parenti della zia in un'altra città, al suo arrivo la giovane donna, su loro richiesta, si incontrò con i tre sacerdoti nello stesso luogo.

In quell'occasione Cielo Riveros aveva prestato molta attenzione alla sua toilette e, di conseguenza, era apparsa più attraente che mai, vestita con abiti bellissimi, ciabatte femminili con tacco alto e una sciarpa molto fine annodata al collo che si intonava magnificamente con il resto degli abiti.

. I tre uomini rimasero estasiati alla vista della sua persona, la porta fu subito messa in sicurezza e gli indumenti intimi dei sacerdoti caddero immediatamente a terra, e Cielo Riveros si trovò circondata dal trio, che uno dopo l'altro, in segno di saluto, la sottopose alle più svariate carezze, mentre contemplava le sue membra sfacciatamente nude e minacciose. Il Superiore fu il primo a farsi avanti per darle il benvenuto, ponendosi sfacciatamente di fronte a lei con il membro esposto, la prese tra le braccia e le coprì le labbra e il viso di caldi baci, stringendo con i denti il labbro inferiore di Cielo Riveros, mentre Clemente la prendeva con le sue mani ruvide per il fragile collo, Allo stesso tempo, Clemente le prese il fragile collo con le sue mani ruvide, posandole un caldo bacio sull'orecchio, prolungandolo abbastanza da stringere l'orecchio di Cielo Riveros con le labbra e cercare di introdurre la punta della lingua nel buco dell'orecchio, provocando il sorriso civettuolo della giovane che non poteva resistere a quella carezza; infine, Ambrosio, vedendo che i suoi compagni non la lasciavano andare, si mise dietro di lei e la prese per la vita e la abbracciò attirandola a sé per applicarle baci succhianti sul collo e sulla schiena. A questo punto Cielo Riveros era eccitata quanto loro, l'accoglienza era così calda che ben presto il suo sangue giovanile le affluì al viso, infiammandolo di un intenso rossore, con il superiore aggrappato al suo labbro, Clemente al suo orecchio e Ambrosio che l'abbracciava da dietro, la giovane tentò di cercare una tregua, provocando l'immediata reazione dei tre uomini, che nella debole difesa della loro vittima si dimenarono furiosamente fino a farla cadere su un grosso mobile simile a un letto, che si trovava proprio dietro di lei.

Prima di andare avanti…

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