Ciao a tutti sono Angela assente da un po’ per la morte del mio padrone, ma per essere chiara non cerco un sostituto, ciò in riferimento a chi mi contatta da qualche settimana.
Sono tornata in Italia per sistemare alcune questioni legate alla eredità che mi ha lasciato il mio padrone, guardo nella mia casella di posta elettronica trovo un messaggio di Giovanna che mi chiede come va, riprendo una comunicazione via email con la mia confidente che è a conoscenza di quasi tutto il mio percorso di schiava . Non so come mai sono così imbarazzata nel rileggere le sue parole, ma in un impeto di piacere le chiedo se vuole essere mia ospite, a cena nella mia tenuta in Toscana, ma conoscendo la realtà della sua vita molto riservata, non avevo molte speranze di cenare con lei. Invece... con grande piacere mi scrive dicendomi che è riuscita a liberarsi per il sabato prossimo e conferma che in serata è disponibile per una cena con me, io ho un sussulto di piacere nel leggere la notizia.
I giorni che precedono il nostro incontro sono stati lunghissimi pieni di pensieri di ogni genere finché arriva il giorno del nostro incontro e fino dal mattino mi preparo, vado dall’estetista, parrucchiere eccetera poi torno a casa per prepararmi: indosso un intimo minimalista che a malapena copre seni e genitali un abito blu notte con una scollatura abbondante sulla schiena, scarpe nere tacco 12 e fatta preparare la cena do la serata libera alla servitù.
Sono le 21 quando suona il campanello vado ad aprire con il cuore che mi batte impazzito per la mia agitazione, apro la porta e la vedo fasciata in un abito color pesca che mettono in risalto le sue curve che sembrano quasi esplodere fuori dal suo abito, trucco leggero che mette in risalto la sua eleganza e bellezza: un lungo silenzio che rende ancora più affascinante il nostro incontro, poi la mia ospite sorride e...
“ciao Angela non mi fai entrare’
mi scuso per accompagnarla nella sala da pranzo già imbandita, “accomodati Giovanna”
Cominciamo a cenare scambiamo chiacchiere futili mentre i nostri occhi sono fissi fra noi, finiamo la cena e andiamo a sedere sul divano scambiandoci sguardi carichi di tensione che è palpabile, giochiamo con le mani sento il profumo della mia ospite penetrarmi nel cervello quando le sue dita mi accarezzano le labbra con movimenti circolari. per poi spingerle senza forza dentro la mia bocca, che inizia a succhiare con un desiderio crescente prima di sentire la sua lingua farsi strada sui seni ancora coperti dal leggero abito
succhia i miei capezzoli che nonostante la stoffa si induriscono quasi a voler romperla, con movimenti aggraziati mi fa scivolare l’abito ed ora sento le sue labbra, la sua lingua succhiare con una delicatezza a cui non sono abituata i capezzoli, talmente duri da farmi quasi male.
intanto la sua mano prende possesso della mia bocca infilandola tutta in gola simulando un su e giù come fosse un cazzo che affonda fin in gola, sento il mio corpo vibrare di piacere quando la mia fica comincia a bagnarsi, per il crescente piacere che mi sta dando la Giovanna.
Lei si accorge della mia eccitazione crescente, mi fa alzare e il vestito cade ai miei piedi, la vedo ammirare il mio intimo, poi mi dice di allargare le gambe per infilare il suo volto fra le mie cosce aperte per farsi strada con innegabile esperienza, fra le mie grandi labbra succhia con bravura,
il mio sesso sento le mie gambe tremare sotto i colpi di quella lingua sempre più veloce nel leccare il mio clitoride.
Arriva un orgasmo non potente ma intenso come un ruscello di montagna, ma appena mi riprendo un pensiero mi passa tutto il cervello dalle sue confidenze so che è un anno difficile con il marito e da tempo non ha rapporti sessuali, così con un gesto deciso mi sposto afferro il suo braccio la faccio sollevare e, con esperienza, le tolgo il vestito lasciandola solo per poco con l’intimo, che poi letteralmente le strappo via; la spingo sul divano sul quale cade scomposta mi sono messa su di lei rapidamente le lego i polsi alle caviglie
“so Giovanna che non ti piace il bdsm se non per accontentare in altri momenti tuo marito, che ti donava al bull di turno... io non ho intenzione di farti soffrire però, per raggiungere il mio e tuo obiettivo, è necessario che tu sia incapace di reagire a quello che ho pensato per te, ti assicuro che domani mattina ti sentirai una donna in grado di godere come una cagna in calore’
Giovanna sembra un leone in gabbia urla come una pazza
“Liberami schiava non puoi fare altro che ubbidire non ribellarti ai miei ordini liberami lurida puttana Non sei una donna ma una lurida troia che deve ubbidire ai miei ordini”
Non rispondo ai suoi attacchi verbali mi accuccio fra i suoi orifizi spalancati davanti a me inizio a leccare la sua figa, dopo averle aperto le grandi labbra, dedicandomi con leggerezza al suo clitoride, con le dita belle bagnate dalla mia saliva sfioravo l’ingresso della sua fica, per poi spostare le dita intorno al suo culo.
Non c’è violenza solo una insistente azione verso i suoi genitali che nonostante tutte le sue ritrosi la posso vedere nel suo corpo i risultati che aspetto da tempo: la sua fica inizia a gocciolare le vedo i capezzoli indurirsi con il respiro sempre più intenso
” ma scusa Giovanna non mi sembra che tu non stai apprezzando il mio lavoro su di te, anzi questa fica spenta da tempo a me sembra sempre più bagnata... però se vuoi dimmelo che ti libero”
Il silenzio della Giovanna è sembrato un modo per dire di no, anche perché posta la domanda le riempii con tre dita la figa che entrano fino in fondo senza avere nessuna resistenza, anzi da quanto è bagnata le accoglie con un profondo sospiro il suo corpo si inarca per sentire le dita affondare dentro di lei, e’ il momento penso: chiudendo le dita a cucchiaio né approfitto per inserire tutta la mano dentro di lei, sento i muscoli vaginali oppure una resistenza, però la mia mano li fanno cedere per aprirla come mai in vita sua, non riusciva a parlare mentre la mano le frugava dentro con insistenza, che sento scivolare dentro con maggiore facilità per essere seguita da profondi rantoli di piacere, in men che non si dica non resiste all’orgasmo che cresce in lei, a quel punto la mia voce
