Cazzo, che botta!

Canta Storie
16 days ago

Questa storia inizia per puro caso. Uno incontro o meglio uno scontro accidentale in metropolitana a Milano. Siamo sulla linea verde, fermata Piola, Politecnico – Università degli studi. La mattina nell’orario di punta la stazione della metro è un andare e venire continuo di studenti e professori, nessuno quasi si guarda nemmeno in faccia. 
Sono tutti presi ad arrivare a lezione in orario, con la colonna sonora della loro mattina che suona nelle cuffie che li isolano dalla confusione mattutina. Diverso è invece nelle ore centrali del pomeriggio o dopo le 19 quando la maggior parte degli studenti è già tornata a casa o è a lezione. È proprio qui che inizia la nostra storia. Uno scontro accidentale. Siamo entrambi di corsa per non perdere la metro che sta per partire. Non guardiamo intorno, solo le porte della metro che da un momento all’altro potrebbero chiudersi. Quello che succede e che non vediamo nemmeno l’arrivo l’uno dell’altra e così ci scontriamo. Cadi e la borsa ti si apre per terra, spargendo il suo contenuto sulla banchina della metro. A prima vista non sei piccolina, alta forse 1.65, snella, inutile dire che tra i due hai la peggio, anche perché al contrario di te io sono decisamente più robusto, 1.80 e ben piazzato, faccio nuoto da una vita quindi ho un fisico snella ma con una muscolatura ben sviluppata. Potrei fare come molti e ignorarti, prendere la metro e beccarmi una rosario di insulti da parte tua. Sono un po’ stronzo, potrei farlo. Ma mi fermo. Mi accovaccio a terra e ti aiuto a raccogliere il contenuto della tua borsa, chiedendoti scusa per la collisione accidentale. Da ti guardo dai vicino, sei bellissima. Hai un viso dai lineamenti delicati, incoronato da un bel caschetto biondo e impreziosito da un bellissimo paio di occhi verdi. Mi ringrazi e mi sorridi. Quando ci rialziamo la metro oramai ha chiuso le porte ed è partita. Aspettiamo la prossima che arriva tra 4 minuti. Il ghiaccio si è rotto con uno scontro, quindi parliamo un po’. Forse è presto per dirlo, ma sento che tra noi c’è feeling. Ci scambiamo i numeri e saliamo sulla metro. Scendiamo a fermate diverse e la storia potrebbe finire lì. Ma non è così. Tu, intraprendente come sei, mi scrivi per ringraziarmi di essermi fermato ad aiutarti. Credo sia una scusa per scrivermi, ma ammetto che mi hai battuto sul tempo, l’avrei fatto io per chiederti se andava tutto bene dopo la botta presa nello scontro. Iniziamo a messaggiare e scopriamo di avere diversi interessi in comune. Ci diamo appuntamento per un caffè in centro a Milano. La nostra storia inizia così. Uno scontro, un atto di gentilezza e una chiacchierata in attesa del treno. Quello che diventa poi è una relazione vera e propria, in cui siamo sempre più coinvolti. Non facciamo subito sesso, hai avuto altri ragazzi e con loro hai sempre corso troppo. Ti trovi bene con me e non vuoi bruciare le tappe e rovinare tutto. Ammetto che accetto con un po’ di fatica, in fondo sono un ragazzo di 23 anni e certi appetiti non si saziano solo con la mano amica (lunghe sessione di piacere fai da te per intenderci). Però sono disposto ad aspettare, perché mi piaci davvero e credo che possa nascere qualcosa di davvero bello tra noi.

Dopo qualche mese in cui stiamo insieme, finalmente arriva il momento di fare l’amore. Siamo nel tuo appartamento di Milano dove sei in affitto con due coinquiline, che ti hanno lasciato la casa libera quella sera. Facciamo una breve cena leggera e poi ci spostiamo nella tua stanza. Ci mettiamo sul letto comodi, un bacio tira l’altro e le mani dalle tue guance iniziano a spostarsi verso più verdi pascoli. Ti afferro il seno dolcemente. Tu d’istinto mi dici ti toglierti il reggiseno. Così faccio e appena lo slaccio, ti stacchi e ti togli maglia e quell’odiato indumento costrittivo per la tua stupenda terza. Riprendiamo a baciarci, le mie mani riprendono da dove avevano lasciato, con il pollice che ti accarezza dolcemente i capezzoli, ti piace e diventano subito due ciliegine dure e scure. Mi abbasso e li bacio, ti succhio le tette. Inizi a fare dei piccoli versi di piacere. Ti faccio sdraiare sul letto, continuando a baciarti il seno. Piano piano scendo, bacio il solco tra la tua terza, l’ombelico e con le mani nel frattempo slaccio il cordino dei tuoi pantaloni e abbasso tutto, anche le mutandine. Trovo il tuo tempio del piacere ben curato e depilato. Diventi un po’ rossa in volto, ma sei bellissima. Non mi fermo e scendo. Sono sul tuo monte di venere, lo bacio. Non passo subito al clitoride, ti torturo un pochino. Vedo dal tuo sguardo che vuoi che scenda ancora di qualche centimetro per arrivare alla tua zona più sensibile. Ma gioco con il tempo. Sei tu a chiedermi di continuare più in profondità. Scendo prendo in bocca il clitoride, lo succhio, lo mordicchio e lo rigiro con la lingua. Sei bagnata e godi. Lo capisco dai piccoli gemiti che via via crescono di intensità. Passo alla tua fessura, succhio un labbro, poi l’altro ed infine mi dedico all’antro interno, infilandoci la lingua. Esploro e mi gusto le tue pareti interne, fino a dove riesco ad arrivare. Ti piace. Sento il tuo sapore, lo gusto. Non resisti molto, sento le tue pareti contrarsi in predo ad un orgasmo e la conferma viene dal gemiti di piacere che oramai non provi nemmeno a nascondere. Mi prendi per la testa, mi porti alla tua bocca e mi baci.

– Ora tocca a me!

Mi dici. Mi levi la maglia. Baci i miei addominali. Slacci il bottone dei jeans, abbassi la zip e liberi la mia erezione. Mi guardi, sorridi e senza dire nulla inizi a baciare la mia cappella. Non lo fai presa da una foga animale, la baci con dolcezza. È un’altra cosa che adoro di te. Scendi lungo l’asta, con baci dolci. E risali, questa volta usando la lingua. Sei delicata, non mi stai facendo un pompino, ti stai prendendo cura del mio membro. E questo mi fa impazzire. Così come impazzisco nel momento in cui arrivi in cima e la tua punta della lingua si stacca dall’apice del mio amico, quasi solleticandomi. A questo punto lo prendi in bocca e inizi più velocemente a darmi piacere. Ammetto che non resisto molto, non quanto farei di solito. Sei formidabile. Capisci quando sto per venire e ti fermi.

– Vuoi torturarmi per caso?

Ti chiedo scherzoso. Tu sorridi. Sono sdraiato sul letto. Ti giri verso di me e mi dici.

-Il tuo nettare oggi non è per la mia bocca.

Sorridi e mi sali addosso. Con la mano prendi la mia asta e la punti sulla tua fessurina bagnata. Lentamente lo fai scorrere dentro di te e la tua espressione dice tutto. Inizi a cavalcarmi come se stessi andando a passeggio a cavallo, cosa che fai spesso dato che fai equitazione. Vedo il tuo seno ballare al ritmo degli affondi e il mio membro sparire e ricomparire dalla tua vagina. Una visione stupenda. Il corpo femminile è la migliore creazione di Dio e il tuo la perfezione in Terra.

Mi porti al limite e di nuovo ti fermi. Scendi e ti metti a quattro zampe sul letto.

– Non vorrai farmi fare tutta la fatica?!

Mi dici. Certo che no!

Mi posiziono dietro di te, punto il mio membro e ti penetro. Prima lentamente. Poi inizio con affondi decisi ma a ritmo lento. Punto e spingo tutto in fondo. Resto dentro un po’, poi esco e di nuovo spingo dentro. Ti piace. Ad ogni affondo sento il tuo respiro spezzarsi. Vado avanti un poco e poi aumento il ritmo. Sempre più veloce. Sono quasi al limiti. Tu hai un altro orgasmo. Ma quando ti dico che sto per venire mi fermi.

– Aspetta! Voglio che mi guardi negli occhi mentre vieni.

Ti giri e ti sdrai. Io mi metto sopra di te. Ti infilo dentro il mio membro e inizio riprendo con gli affondi con un ritmo sempre crescente. Sono davvero al limite e tu lo sai. Mi guardi negli occhi, sorridi. Sei felice. Io ricambio. Sono anche io felice in questo momento. Non c’è nient’altro che noi due. Con un ultimo forte affondo spingo dentro di te il mio arnese, il più in profondità possibile. E vengo. Senti gli schizzi del mio seme che forti investono le tue pareti interne e hai un altro orgasmo, il terzo della serata. Durante tutto questo ultimo momento, non abbiamo mai smesso di guardarci negli occhi. So che sei sicura, prendi la pillola, motivo per cui hai voluto che venissi dentro di te.

Siamo solo io e te ed è fantastico.

Da questo momento il nostro rapporto si è evoluto, rinforzato sempre di più. Non sono mancate certo le discussioni, me ne siamo usciti sempre più forti e abbiamo esplorato anche pratiche nuove. Giochi nuovi. Sempre tra di noi. Perché ci bastiamo. Non servono altre donne e non servono altri uomini.

Dal giorno dello scontro in metro sono passati quindici anni e ora siamo sposati e abbiamo tre fantastici bimbi, due maschi e una femmina. Chissà se ne arriveranno altri?

Quello che è certo è che la passione tra di noi è immutata, proprio come la nostra prima volta insieme. Ringrazio ogni giorno per quello scontro accidentale che mi ha cambiato la vita e mi ha donato te.


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