Da due a tre - prima parte

manu veneto
5 months ago

Il viaggio in auto era lo stesso di tante altre volte che i due amanti si incontravano, qualche battuta, lunghi silenzi che avevano il sapore dell'attesa che chilometro dopo chilometro cresceva, quella voglia di consumarsi al chiuso di una stanza del solito hotel dove ormai da anni era il loro rifugio.

Chissà dove volavano i pensieri di lei, una donna prossima ai quaranta, un matrimonio finito da anni e trascinato avanti da entrambi per abitudine o forse per una reciproca paura di restare entrambi soli ora che i due figli erano diventati grandi e avevano preso le loro strade distanti da quella casa.

Lui invece era rimasto sempre lo stesso con qualche parentesi in storie che si erano esaurite sempre per una cronica mancanza di decidere, non era mai stato capace di fare quel passo verso la costruzione di un rapporto che andasse oltre al sesso o poco più, solo alcune volte si era fermato a pensare come poteva essere la sua vita se...ma erano pensieri che poi scacciava sempre velocemente, o più semplicemente era quello che voleva essere.

Intanto l'auto sfrecciava veloce verso quella stanza, lei lo guardava, forse ne era anche innamorata ma non aveva il coraggio di dirglielo o di ammetterlo a se stessa, o magari entrambe le cose, così finiva sempre per convincersi che andava bene così, che le bastava quello che c'era anche se a ben vedere non c'era poi molto se non del sesso e qualche carezza all'animo.

Parcheggiata l'auto dentro al cortile dell'hotel andarono a prendersi un caffè nel bar di fronte, era autunno inoltrato e la località di mare dove c'era l'hotel era così desolata e intima, l'aria frizzante profumava di salsedine sbatteva contro la pelle e muoveva i capelli ricci e neri di Luisa, il vento spingeva la sabbia umida che si disperdeva nell'asfalto grigio consumato dal tempo.

I soliti caffè, chiese la ragazza che ormai li conosceva, Mario annui e i due si accomodarono in un piccolo tavolino che guardava il mare attraverso un'ampia vetrata che in estate era aperta, Luisa e Mario iniziarono a parlare del più e del meno mentre Roberta, la barista porgeva loro le due tazzine di caffè fumante, Mario la ringraziò e le fece un sorriso che Roberta ricambiò.

Ti piace vero, vedo come la guardi e devo dire che sta crescendo molto bene, aggiunse Luisa abbozzando un sorriso, si, annui Mario, sta proprio crescendo bene, quanto avrà ora, 24, 25 anni, non so ribatté Luisa, ma se vuoi glielo domando una di queste volte.

L'uomo pagò i due caffè con una banconota da cinque euro, tieni il resto, grazie disse Roberta, buona continuazione e buon divertimento, lo aggiunse con un tono di voce malizioso, cosa che non aveva mai fatto prima, di chi sapeva bene cosa andassero a fare i due.

Mario nel salutarla le fece l'occhiolino e Roberta divenne rossa nelle guance e abbassò lo sguardo, poi prese un canovaccio e continuò ad asciugare piattini e tazzine, solo quando i due erano fuori li fisso lasciandosi andare a un sospiro.

Il sole stava scendendo veloce quel pomeriggio, Mario chiese la chiave all'anziano proprietario che senza dire una parola gliele pose sul bancone della piccola hall di quell'anonimo albergo vicino al mare, salirono le due rampe di scale prima di giungere davanti alla porta, un click metallico ed eccola davanti a loro quella stanza che ormai da tre settimane non li vedeva insieme, entrarono e si sfilarono cappotto e giaccone riponendoli dentro a un armadio a muro, Mario prese il telecomando e accese la tv mettendo un canale musicale, la pompa di calore del condizionatore buttava fuori aria calda, Luisa spense la luce della stanza e accese quella della abatjour, intanto lui si era buttato nel letto matrimoniale, di lato la porta dell'armadio a muro aveva con uno specchio e davanti una piccola scrivania con poco sopra la televisione accesa, dall'altro lato del letto un'ampia porta finestra che dava su un terrazzino e in lontananza ormai avvolto nell'ombra di quel tardo pomeriggio il mare, erano al primo piano dentro al loro mondo, tutto il resto era rimasto fuori da quelle quattro mura.

Luisa non amava truccarsi molto, giusto un filo di rossetto color carne, e un po' di rimmel, indossava una camicia bianca e una gonna con un ampio spacco che le scendeva fino alle caviglie, iniziò a sbottonarsi uno a uno i bottoni improvvisando uno spogliarello, Luisa era una donna irreprensibile e anche pudica tra le mura domestiche e nella vita di tutti i giorni col tempo, da quando i due si erano conosciuti, aveva avuto una trasformazione, a volte ci pensava, pensava a quell'iniziale approccio, iniziato con molta diffidenza verso quell'uomo che appariva sempre così sicuro di sé e che la incuriosiva e affascinava, ci vollero più di sei mesi prima di farsi convincere a prendere un caffè insieme e nella sua testa voleva e doveva essere solo quel caffè, invece le cose andarono diversamente ed eccola, che si stava sfilando la camicia, la sfilò e la arrotolò per tirargliela contro, Mario anche divertito se ne stava sdraiato ad osservarla intanto con la mano sfiorava il pacco ancora prigioniero dei pantaloni.

E poi quella sua espressione da bastardo in quel viso apparentemente da bravo "ragazzo", dai modi affabili e sempre calmo, il tono della voce roca e basso, gli occhi erano due pozzi neri dove Luisa si era tuffata e persa, anche lui vicino ai quaranta, un buon lavoro e probabilmente nella sua vita non c'era solo Luisa, lei intimamente lo sapeva ma era consapevole che stava bene e non voleva perderlo, intanto continuava con quello spogliarello improvvisato, ora era la grande gonna a cadere per terra sotto il peso della gravità, poi il turno delle scarpe che gettò una alla volta contro una parete restando solo con l'intimo coordinato di pizzo nero.

Sei la mia troia, glielo disse guardandola negli occhi, lei abbassò per un istante lo sguardo, annuì e lo ripeté a bassa voce, sì, sono la tua troia, allungò le braccia sul letto e a carponi fece quel metro fino ad avere la testa all'altezza del ventre, lui inarcò la schiena e lei allungò il viso e si diedero un bacio profondo e carico di eros, con le labbra si mordicchiavano e le lingue sembravano danzare nelle bocche, durò qualche secondo dove Maria venne pervasa da intensi brividi su tutto il corpo, cazzo cosa mi riesci a fare ogni volta, stronzo!

Subito dopo la confessione d'impeto lo spinse vigorosamente sul letto, si mise con la schiena diritta e iniziò a sfilare la cintura dei pantaloni, poi gli sbottonò e tirò all'in giù la zip, li calò quel poco per infilare comodamente la mano che scese da lungo il ventre fin dentro a nascondersi tra il morbido cotone dei boxer e l'asta ormai rigida ed eccita di Mario che ora aveva la testa leggermente inclinata all'indietro e gli occhi socchiusi, continua tesoro, continua che mi stai eccitando.

Luisa non se lo fece certo ripetere, com'erano lontani quei giorni quando doveva sudare le proverbiali sette camicie per farle prendere il cazzo in bocca, ora invece sembrava un'altra persona, un'altra donna, era un'altra donna, sorrise molto maliziosamente, sai che ora ti sfilo i pantaloni e lo fece, poi ti levo il maglione e fece anche quello, e continuò a spogliare Mario parlandogli e descrivendo minuziosamente e con un tono da porca quello che gli andava facendo, cosa che eccitò ancor più l'uomo che abbozzò un cenno di ribellione che fu immediatamente soffocato sul nascere, Luisa gli mise una mano sul petto e lo sbatté sul letto, resta la stronzo, ora conduco io il gioco.

Mario apparentemente rassegnato stette al gioco, schioccò la lingua esibendo una particolare espressione che Luisa conosceva molto bene, continua continua tesoro, lo disse con un'aria di sfida, Maria sfilò anche i boxer e si trovò davanti l'asta dura e la cappella gonfia, lo guardò amorevolmente, quelle vene pronunciate dove scorreva il sangue che pompando aveva cambiato colore alla pelle prima bianca di quel cazzo che ora era ben stretto nella sua mano, tirò giù la pelle liberando la cappella che così sembrò ancor più grossa e rossa, vide una gocciolina e la raccolse con la punta della lingua e se la passò sulle labbra con un gesto teatrale che fece ulteriormente ribollire il sangue di Mario che per la seconda volta voleva ribellarsi, e per la seconda volta fu fermato.

Stringendolo forte con una mano si chinò fino ad averlo a pochi centimetri dalle sue labbra, tirò fuori la lingua e la passò sulla cappella dando dei piccoli colpetti e dei baci con le labbra chiuse, continuò così un paio di minuti e intanto Mario mugugnando iniziava a muovere il corpo, non riusciva a rimanere fermo, d'impeto allungò il braccio con l'intenzione di afferrarle la testa per tirarla verso il cazzo, Luisa si divincolò allontanandosi, ma continuando a segarlo lentamente, uscirono altre gocce e ancora una volta le raccolse solo che questa volta spalancò la bocca e si fece scivolare il cazzo dentro fino giù nel profondo della gola, chiuse la bocca e spinse ancora più giù la testa, ormai ce l'aveva quasi tutto dentro, restò così alcuni secondi prima di sfilarlo e nel farlo liberò dei piccoli rivoli di saliva densa lungo tutta l'asta e ancora giù sulla pelle dell'inguine, continua continua, disse Mario con un filo di voce sofferente.

Luisa invece si scostò gli slip, montò su di lui prendendo il cazzo con la mano, si puntò la cappella tra le labbra della fica molto umida ed eccitata, la fece strusciare avanti e indietro alcune volte e nel farlo si abbassò quel poco così che potesse entrare scivolando dentro, poi affondò su di lui sentendolo entrare tutto dentro, liberò un sospiro di piacere, Mario intanto l'afferrò prima nel bacino e poi per le natiche che strinse molto forte, e iniziò a muoversi e pompare tenendola stretta, le diede alcuni colpi forti per poi diminuire il ritmo e iniziare nuovamente a sbatterla forte.

Luisa si afflosciò su di lui e si baciarono con foga mangiandosi labbra e lingua, poi collo e ancora labbra, intanto la continuava a fottere fino a sentirla esplodere nel primo orgasmo, Luisa voleva levarsi da quella presa, ma Mario non la lasciò e continuò a sbatterla dentro e fuori succhiando un capezzolo per poi stringerlo tra le labbra e i denti, tirandolo e facendola gridare di un piacevole dolore, ancora ti prego, tiralo ancora.

Stronzo come sapeva essere invece si fermò, la spostò da una parte del letto e si alzò per andare a bere un po' di acqua, Luisa quasi stizzita gli ringhiò contro, sei proprio stronzo e si girò supina in un fianco, l'uomo sghignazzò e continuò a tracannare dalla bottiglia, ne vuoi, chiese facendole il verso, Luisa rispose con un secco no, cosa che fece scattare una reazione a Mario che pose la bottiglietta di plastica e velocemente balzò nel letto afferrando Luisa per i fianchi girandola a pecora, amo quando sei così disse la donna, lui gli mise un braccio nella schiena e la spinse contro il materasso, le alzò il culo e le diede tre schiaffi sulla chiappa, uno più forte dell'altro lasciandole dei bei segni rossi nella pelle, poi altri due sempre nello stesso punto, aia, aia, brucia ora stronzo, il tono era di chi ne avrebbe voluti altri e altri ancora, Mario le mise le mani nella fica allargandola, i pollici sulle grandi labbra ormai inzuppate dei suoi umori, poi puntò il cazzo e affondò dentro tenendola prima per i fianchi e poi per i capelli, la stava cavalcando con virulenza ed impeto, dandole molti colpi e qualche altro schiaffo intanto le continuava a tirare i capelli e così facendo la schiena di Luisa disegnava un arco che partiva dalla testa e finiva nel culo bello alto, quelle sue chiappe invitanti ora erano un fascio di muscoli e nervi, le braccia tese protratte sul letto, ora ad ogni affondo, ad ogni colpo non riusciva a trattenere delle grida di piacere che uscivano anche se cercava di soffocarle in gola, mi stai spaccando, le ringhiò contro, mi....stai....spaccando...la ficca...cazzo, si continua continua maiale, porco, stronzo, figlio di putt.....

Mario era molto eccitato e ad ogni complimento aumentava la forza dei colpi, vengo, vengooo disse la donna quasi rantolando, sto per venire ribatté lui tutto sudato e ansimando, il cuore a mille, lo tirò fuori due secondi prima di schizzare e le sborrò sulla schiena mentre Luisa si afflosciò sul letto pervasa da un intenso orgasmo, il respiro era veloce e il corpo tremava di piacere.

Anche Mario subito dopo si lasciò cadere nel letto e si ritrovarono distesi e avvinghiati l'uno all'altra, i cuori accelerati via via tornarono normali, come il respiro, immobile la stringevano a sé mentre lei era ad occhi chiusi persa con la mente chissà dove, restarono in silenzio con la sola musica accesa, poi Mario spense anche quella e restarono immobili per una buona mezz'ora fermi, tra qualche bacio sulla schiena di lei, mentre Luisa stringeva la mano di Lui.

Erotika

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