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Erotika
Con l'Amante tra le Cosce · Cap. 1
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Capitolo 1 di 1 10 min di lettura

La prima volta che ho visto un cazzo penetrare il lei

È il racconto di come io ed Elena, mia moglie, abbiamo varcato una soglia nuova, con paura, eccitazione e una complicità che ci ha uniti ancora di più.

Giovanna Esse
6 mesi fa · 2.8k letture · 3

«Non sono matto,» ho insistito, con il cuore che batteva forte. «Se lo desideri, lo facciamo. Ma deve rimanere tra noi, un segreto che non useremo mai contro l’altro nei momenti bui. Dimmi, ti intriga l’idea?»

Ha tentennato, mordendosi il labbro: «Io… non so. È folle. Ma… e se accettasse? Cosa succederebbe?»

Non ha detto no, e quello è stato il mio via libera. L’ho lasciata lì, impietrita, e mi sono avvicinato al giovane.

«Ciao, scusa l’intrusione,» gli ho detto con un sorriso nervoso. «Mia moglie ti ha notato, e… beh, stiamo cercando un’avventura discreta. Saresti interessato a unirti a noi in hotel? Solo se sei d’accordo, e con regole chiare: privacy assoluta.»

Lui, sorpreso ma intrigato, ha annuito: «Wow, non mi è mai capitato. Va bene, se è consensuale. Dove e quando?»

Ha annotato il nostro hotel sul telefono. Sono tornato da Elena: «Appuntamento alle 15:00 in camera. Gli ho detto di farsi una doccia e spegnere il cellulare. Ora andiamo a pranzo, poi ci prepariamo.»

Il pranzo è stato surreale: mangiavamo in un bistrot affollato, ma l’aria era elettrica. Tremavamo entrambi, un misto di paura e anticipazione.

«Non posso credere che l’abbia fatto davvero,» ha mormorato lei, giocherellando con la forchetta. «E se cambio idea?»

«Basta dirlo, amore. Ma vedo che sei curiosa,» ho risposto, stringendole la mano sotto il tavolo.

Lei evitava il mio sguardo, ma non protestava.

Tornati in hotel – una suite moderna con vista sulla città, letto king size e luci soffuse – ci siamo fatti una doccia insieme, le mani che tremavano mentre ci insaponavamo.

«Mi fai sentire viva,» ha sussurrato lei sotto l’acqua calda, baciandomi con urgenza.

Alle tre in punto, un bussare discreto alla porta. Ho aperto: eccolo lì, pulito e profumato, con un sorriso nervoso. Si chiamava Michele, 25 anni, studente di architettura, single e avventuroso.

«Ciao, grazie per l’invito,» ha detto, stringendomi la mano. «Sono un po’ nervoso, ma eccitato.»

Ho preso il suo cellulare spento (volevo riprendere io, per il nostro ricordo privato) e abbiamo fatto due chiacchiere per rompere il ghiaccio: «Raccontaci di te, Michele,» ha chiesto Elena, la voce tremante.

«Studio qui a Milano, amo lo sport e le avventure inaspettate,» ha risposto lui, sorridendo.

Poi, l’atmosfera si è scaldata. Ci siamo spogliati lentamente, l’aria carica di tensione erotica.

Io ho baciato Elena profondamente, le labbra morbide e familiari: «Ti amo, ricordalo,» le ho sussurrato.

Mentre Michele le accarezzava le cosce con delicatezza: «Sei bellissima,» le ha detto lui, facendola arrossire.

Lei ha sospirato, tremando, ma ha chiuso gli occhi e ha spinto la testa di lui verso il suo intimo. «Oh… sì,» ha gemuto piano.

Quanto lo aveva desiderato in segreto? I suoi gemiti si mescolavano ai miei baci, il corpo che si inarcava verso la lingua esperta di Michele.

Io le stuzzicavo i seni – tondi, sensibili – prendendoli tra le mani, e lei rispondeva con movimenti convulsi, come se volesse fondersi con noi.

«Continua, amore… mi piace,» ha ansimato lei, guardandomi negli occhi.

Michele era turgido, ben dotato – più di me, lo ammetto – e Elena lo ha notato, afferrandolo con esitazione mentre mi guardava, cercando approvazione.

«Va bene, amore mio,» le ho sussurrato, tranquillizzandola. «Goditelo.»

Se lo è preso in bocca – un gesto che mi ha trafitto come una lama, facendomi arrossire di gelosia. «Cazzo… è grosso,» ha mormorato lei, tra un respiro e l’altro.

Il cuore mi scoppiava, rabbia e eccitazione si contendevano il dominio, ma l’eccitazione ha vinto.

Michele gemeva: «Sei fantastica,» ma presto ha voluto di più: l’ha fatta sdraiare e l’ha penetrata con decisione.

Elena ha emesso un gemito profondo, di pura goduria: «Oh Dio… sì, più forte!» mentre io lottavo con i miei demoni interiori.

«Cazzo, il preservativo!» ho pensato all’improvviso, balzando dal letto per prenderne uno dal comodino. Gliel’ho passato, e lui, ansimante, lo ha indossato.

«Scusa, ero preso dal momento,» ha detto Michele.

Si è sdraiato, e Elena è montata sopra di lui, cavalcandolo con un ritmo crescente: «Vieni qui, amore,» mi ha chiamato lei, ansimando.

Io mi sono posizionato dietro, osservando da vicino: il suo sesso che accoglieva quel membro estraneo, la vista ipnotica.

E lì, l’oggetto delle mie fantasie più recondite: il suo ano, invitante e proibito. Elena non mi aveva mai permesso di esplorarlo, ma ora…

Mentre lei saltava, ho iniziato a massaggiarle le natiche, baciandole, leccandole.

«Cosa fai?» ha chiesto lei, voltandosi con un gemito.

Sono arrivato al suo buchino, titillandolo con la lingua. Lei si è fermata un istante: «Oh… non fermarti,» ha implorato, spingendomi la testa con una mano: voleva di più.

Il sapore era inebriante, proibito.

Elena gridava, ansimava, il corpo scosso da ondate di estasi: «Sto venendo… sì!» È venuta in un orgasmo travolgente, convulso, mentre Michele la riempiva – il preservativo gonfio del suo seme.

«Anch’io… wow,» ha gemuto lui.

Si è alzato, si è rivestito e se n’è andato con un cenno discreto: «Grazie, è stato incredibile,» ha detto sulla porta, lasciandoci soli.

Elena era sul letto, pancia sotto, con lacrime che le rigavano il viso, ma un sorriso sereno. L’aria odorava di sesso, di sudore, di noi.

«Amore… è stato… intenso,» ha sussurrato lei, nascondendo il viso nel cuscino.

Non abbiamo parlato subito: mi sono avvicinato, baciandole il collo. Lei ha inarcato la schiena, offrendosi.

«Prendimi ora,» mi ha detto, con voce rotta dall’emozione.

Ho posizionato due cuscini sotto di lei, e si è messa in ginocchio, aprendo il suo mondo a me. La sua intimità era bagnata, dilatata dall’esperienza, ma lei ha stretto le cosce per stringermi: «Senti come ti voglio solo te,» ha mormorato.

L’ho penetrata da dietro, godendo della vista del suo corpo ancora fremente. Pochi affondi, e sono venuto dentro di lei, reclamando quel territorio che, per ora, conosceva solo il mio seme.

«Ti amo più di prima,» le ho detto, crollando accanto a lei.

Tornati a casa, il nostro legame si è rafforzato: più complicità, più passione. Abbiamo condiviso sguardi complici, tocchi elettrici.

«Rifaremo?» mi ha chiesto lei una sera, accoccolata sul divano.

«Solo se lo vogliamo entrambi,» ho risposto.

Quella è stata la nostra unica esperienza finora, ma chi sa cosa riserva il futuro? Abbiamo scoperto che l’amore può espandersi, includere l’ignoto, senza spezzarsi.

E in quel brivido, ci sentiamo più vivi che mai.

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Scritto da
Giovanna Esse

Redattrice di erotika.app , blogger e Strega Magistra. Vuoi confessare un'avventura o un sogno del tuo "alter ego erotico"? Scrivimi in privato per consigli o pubblicazione. [email protected]

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Commenti 2

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  1. Un racconto molto realistico nel descrivere l'esatta frazione di secondo in cui si passa dalla fantasia, sicura e rassicurante, alla vertigine della realtà. L'imbarazzo di lei nel guardare i ragazzi per strada e l'audacia di lui nello spezzare l'equilibrio sono descritti molto bene. È in quell'esitazione che nasce il vero cuckolding. Bellissimo esordio di coppia!

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