è passato qualche giorno da quando mia sorella ha saputo che scopo anche con nostra madre. L’idea di farlo in 3 mi eccita tantissimo, ora devo solo convincere mamma.
Forse potrei iniziare a chiavarla quando Ambra è in casa e finge di dormire, e mentre mamma è nel pieno del suo godimento, farla unire a noi. Si, direi che è un’ottima idea!
Mentre sono a riflettere su queste cose, suonano alla porta. Mio padre russa sonoramente sul divano, e dato che oltre a lui e me non c’è nessuno in casa, sembra che mi toccherà aprire.
Mi trascino pigramente verso la porta, mentre il campanello suona una seconda, insistente, volta.
“un attimo, un attimo, arrivo…” borbotto a voce alta, per farmi sentire dall’altra parte, mentre apro la porta e… “...eh…!?” esclamo, sorpreso, nel ritrovarmi davanti una donna con i capelli castani, pesantemente truccata, due labbra gonfie adornate da un rossetto rosso, vestita con una canotta a motivi floreali, che esalta un generoso davanzale, due grosse tette che si ergono in alto, tonde e piene, una minigonna di jeans e dei sandali con la zeppa. Le unghie di mani e piedi sono curate e smaltate, e dietro di sè porta un grosso trolley rosa.
Vedendo la mia faccia inebetita, sorride ed esclama “ciao nipote! Non riconosci la tua zietta?”
Al sentire ‘zietta’ sgrano maggiormente gli occhi “zia Marisa!?” esclamo, incredulo, “..che cazzo ci fai qua?”
Zia Marisa è la sorella maggiore di mia madre, e nonostante abbia 5 anni più di lei, dire che è invecchiata così bene da sembrare -se non sua figlia- la sorella minore, è dire poco.
Era davvero da molto tempo che non la vedevo, e di lei sapevo che era sposata con un uomo ricco, e che si godeva la bella vita da moglie trofeo.
“quello stronzo di mio marito mi ha cacciata di casa, e vuole il divorzio…” risponde lei, e senza nemmeno chiedere, entra in casa, accompagnata dal rumore delle sue zeppe e dal trolley, “...e dato che non ho altro posto dove andare, starò qui da voi. Simona c’è?”
“no, è a lavoro. Ma… come qui da noi? sei impazzita? hai visto in che buco viviamo, non c’è un cazzo di spazio, a meno che tu non voglia stare su quel divano pulcioso, che tra l’altro è spesso occupato da quell’ubriacone!” e indico con il braccio il divano, sul quale c’è disteso mio padre a russare sonoramente.
Marisa fa spallucce “vorrà dire che condividerò il letto con tua madre. O con te, scommetto che non vedi l’ora” mi risponde, guardandomi con aria maliziosa.
Quindi si avvicina d’un passo, con i tacchi è alta praticamente quanto me, e l’intenso profumo del quale il suo collo è cosparso mi fa quasi girare la testa. Avvicina le labbra al mio orecchio, e sussurra “guarda che so tutto, piccolo pervertito di casa. So che ti diverti con mia sorella e con mia nipote. So che mia sorella disapprova ma non te lo impedisce. io invece… approvo totalmente” e mi lecca il lobo dell’orecchio
“e come lo sai?” le domando, ritrovandomi a fissare la scollatura delle sue tette rifatte.
Lei ride, e mi mordicchia l’orecchio “mi sento regolarmente con tua madre. e lei racconta ogni cosa alla sua sorella maggiore. Incluse le depravanti scene che succedono in questa casa. Ti ho pensato molte volte, sai?” continua, mentre mi accarezza sul basso ventre, sopra il tessuto dei pantaloncini, tastando il mio membro che si fa via via più duro, “quando scopavo col mio personal trainer sognavo che fossi tu. Il mio giovane e pervertito nipote che mi scopa come un toro”
Le afferro i glutei sodi, e palpandoli la tiro a me, “sentiamo, cosa ti ha raccontato?”
Lei ride ancora, e mi lecca il collo, “che tu e tua sorella scopate da anni come maiali, nonostante abbia detto ad entrambi di smetterla, che al suo Sandro quasi non si alza più, e che il tuo cazzone la fa godere così intensamente da non poterne fare a meno”
“tutto verissimo” le rispondo, strizzando i glutei e baciandola a mia volta sul collo, mentre la premo contro di me.
“allora, vuoi accogliere la tua zietta in casa vostra, o mi lascerai in mezzo a una strada…?”
La bacio in bocca, “le tue labbra sanno di sesso”
“l’ho succhiato al tassista. Non avevo abbastanza soldi per pagare la corsa”
sorrido “benvenuta, ti mostro la casa”
Oltre alla sala d’ingresso, con una malridotta cucina in un angolo, un tavolo quadrato al centro, e il divano da un lato, in casa c’è soltanto un bagno le due stanze, quella che io condivido con mia sorella, e quella di mia madre. Ed è verso quest’ultima che mi dirigo, avvinghiato a mia zia le mani che palpano il suo sedere sodo, e la mia lingua intenta a esplorare la sua bocca e le sue labbra gonfie.
“è qui che dormi?” chiede lei, anche lei presa a baciarmi e palparmi
“qui dorme mamma,e a volte io, se sono da solo”
“allora dovremo stringerci” commenta lei, abbassandomi pantaloncini e mutande, e liberando il mio cazzo, che inizia già ad indurirsi.
“al momento c’è abbastanza spazio per noi due” commento, mentre infilo le mani sotto la sua minigonna, facendo scivolare a terra le sue mutandine.
Continuando a baciarmi, lei mi sfila la maglietta, mentre io la aiuto a togliere la sua canotta ed a slacciare il reggiseno.
Le sue tette stanno meravigliosamente su, ed ha un piercing al capezzolo sinistro ed uno all’ombelico.
“ti piace ciò che vedi?” mi domanda, leccandosi le labbra, e in tutta risposta le afferro le tette con le mani a coppa, strizzandole i capezzoli tra il pollice e l’indice.
Le tolgo la minigonna, e la faccio stendere sul letto a pancia in sù. Lei divarica oscenamente le gambe, rivelandomi la sua fica perfettamente depilata.
La accarezzo tra le cosce, e mentre mi inginocchio a terra commento “liscia come una ragazzina”
“ti piace vero? scommetto che non ne hai mai vista una così ben curata”
Inizio a leccarla avidamente, insinuando la lingua tra le sue grandi labbra, e succhiandole il clitoride.
Mia zia geme, mugola e ondeggia con il bacino, puntella i talloni sul materasso, per meglio muovere i fianchi, e io alterno profonde lappate e veloci colpi di punta della lingua.
