Vai al contenuto
Erotika
È solo per allenamento · Cap. 1
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 1 di 2 16 min di lettura

Assenza di intimità

il protagonista è scontento della sua vita sessuale e si confronta con la sua migliore amica che le dà dei consigli

Asiadu01
1 anno fa · 570 letture · 3

Le sue mani si muovevano piano, quasi tremando.

Io cercavo di non sembrare troppo impaziente, ma il cuore mi batteva forte e lo sapevo che lei lo sentiva. Era seduta sopra di me, sulle mie gambe, i suoi jeans strusciavano sui miei, la bocca calda che mi baciava con una fame a cui non mi ero mai abituato.

Chiara era bella in modo complicato. La bellezza che non ti sbatte in faccia, ma che ti resta dentro.

I capelli scompigliati, le guance rosse, la voce bassa quando diceva il mio nome.

“Mi fai impazzire, Ale,” aveva sussurrato.

E io ci avevo creduto. Ogni singola volta.

Le mie mani erano sotto la sua felpa, sentivo il reggiseno sottile, il calore della pelle. Le sue dita si stringevano sulle mie spalle, e il bacino… il suo bacino si muoveva.

Era lei a guidare, stavolta. Lei sopra di me, nel sedile reclinato della macchina, col vetro appannato dalla nostra fretta.

Poi succedeva sempre.

Il momento in cui qualcosa cambiava.

“Fermo…”

La sua voce era ancora dolce. Quasi un sussurro. Ma era ferma.

“Scusami, amore. Non… non riesco ancora.”

Si era appoggiata a me, la fronte sulla mia spalla, respirando piano.

Io avevo annuito, come sempre.

Avevo fatto il bravo ragazzo, come sempre.

Le avevo baciato i capelli, stretto le mani, detto che non importava.

Come sempre.

E intanto… dentro… bruciavo.

⸻

La voce di Luna mi riportò sulla Terra.

“Ora, scusa se lo dico… ma sei davvero il tizio più paziente del mondo, oppure sei semplicemente coglione?”

Alzai gli occhi. Lei era sdraiata a pancia in giù sul letto, con i piedi che si muovevano nell’aria e il mento appoggiato sulle braccia incrociate.

Rideva. Ma solo a metà.

“Sì, ok,” dissi, lanciandole un cuscino. “Ridi pure. Ma tu non la conosci, Chiara è… diversa. È insicura, e io non voglio metterle pressione.”

“Insicura? Ale, vi limonate in macchina come se foste al cinema a luci rosse. E poi appena le sfiori la pelle vera… puff, blocco. Tu stai diventando scemo.”

“Non è così semplice,” mormorai, massaggiandomi la nuca. “Ci tengo. E voglio aspettarla.”

“Sì, e intanto esplodi. Hai gli ormoni che ti urlano in faccia, lo vedo.”

Luna si sollevò appena, con quel sorriso da gatta che mi conosceva troppo bene.

“E quindi? Niente petting serio? Niente mano tra le cosce? Niente sesso orale, né dato né ricevuto?”

“Ti sembra il caso di fare l’elenco dettagliato?”

“Per favore,” disse lei, scrollando le spalle. “Siamo amici. Io voglio solo aiutarti. Magari il problema non è lei. Magari… sei tu.”

La guardai.

E lei sorrise.

Quel sorriso che veniva sempre prima dei casini.

“Comunque,” disse Luna con tono finto serio, “mi deludi, Ale. Uno come te dovrebbe farle perdere la testa, non farla scappare appena ti togli il maglione.”

Sbuffai. “Ma senti da che pulpito.”

Lei si mise seduta sul letto, incrociando le gambe sotto al pigiama largo e sformato che sembrava scelto apposta per negare qualsiasi forma di erotismo. Ma con Luna, anche l’assenza di malizia era… malizia.

“Guarda che il sesso è anche questione di sicurezza. Se tu sembri il primo della classe che chiede il permesso per toccare una tetta, è normale che lei si blocchi.”

“Scusa se non tutte fanno seminari di educazione sessuale alle medie,” dissi, sarcastico.

Lei rise. Poi mi guardò per un secondo più del solito.

“Magari ti serve solo un po’ di… allenamento.”

Stava per aggiungere qualcosa, ma la sua voce si perse mentre il sole del pomeriggio filtrava dalla finestra.

Era uno di quei momenti strani in cui tutto sembrava rallentare. E io, che con Luna ci passavo quasi ogni pomeriggio da anni, in quel preciso istante… la vidi davvero.

La sua pelle chiara, segnata da qualche lieve lentiggine, risaltava sotto la luce dorata.

I capelli castani, mossi e morbidi, le cadevano sulle spalle con quella naturalezza che non aveva bisogno di essere sistemata.

Il viso… be’, Luna aveva sempre avuto quel viso che sembrava sorridere anche da serio. Con quegli occhi grandi, castano scuro, sempre pieni di qualcosa. Di voglia di vivere, di sfida, di sarcasmo. Di lei.

Il suo fisico era semplice, ma ogni dettaglio sembrava calibrato per farti perdere un battito.

Il seno piccolo, delicato, quasi da proteggere. La pancia piatta, le gambe sinuose incrociate con nonchalance, e quel fondoschiena perfetto, rotondo, naturale, che quando camminava davanti a me per strada sembrava voler dire “so di essere carina, ma mica è colpa mia se mi guardi”.

Ed era vero.

Lo sapeva di essere carina.

E io lo sapevo di guardarla un po’ troppo spesso.

Eravamo cresciuti insieme. Dalle elementari alle medie, dallo scambio di figurine alle confidenze sui primi baci, dalle gite scolastiche ai pigiama party.

Lei era la persona con cui mi sentivo davvero io. Quella con cui parlavo senza filtri, ridevo per niente, e trovavo sempre rifugio quando il resto del mondo diventava troppo.

Ma in quel momento… non era solo Luna.

Era qualcosa di più.

Era quella sensazione che ti fa scorrere un brivido lungo la schiena, anche se non è successo ancora niente.

Lei se ne accorse.

Mi guardò di lato, sorridendo appena.

“Che c’è? Sei diventato muto?”

“Stavo solo… pensando,” mormorai.

“Attento, eh. Che da pensare a voler infilare le mani sotto il pigiama è un attimo.”

Lo disse scherzando.

O forse no.

l’altra ragazza di cui parlavo invece era Chiara, la mia fidanzata.

Stavamo insieme da poco più di tre mesi, ma sembrava di averla desiderata da una vita.

Io e Chiara ci eravamo piaciuti subito, anche se ci eravamo girati intorno per mesi. Occhiate timide, messaggi criptici, qualche battuta ambigua. Poi, all’improvviso, il salto. Una sera, durante una festa, mi aveva preso per mano e baciato con una dolcezza che mi aveva lasciato stordito. E da lì era cominciato tutto.

Chiara sembrava incarnare una dea della bellezza.

Non esagero.

Ogni volta che la guardavo, mi sembrava impossibile credere che stesse con me.

Alta e formosa, aveva un fascino magnetico, qualcosa che la rendeva impossibile da ignorare.

Il viso perfettamente liscio, con guance rosee sempre fresche e quel sorriso appena accennato che sembrava dirti “so di essere bella, ma non ci bado più di tanto”.

Le labbra a cuore, morbide e piene, erano di quelle che volevi baciare piano, con rispetto, come se fosse un privilegio. Ma era con gli occhi che ti fregava davvero: verdi, profondi, seducenti, nascosti dietro un paio di occhiali che le davano un’aria intellettuale, quasi timida.

Eppure, dietro quella lente c’era un’anima selvaggia, e lo sentivo.

Lo vedevo.

Il naso un po’ grande le dava un fascino autentico, unico, qualcosa che la rendeva vera, viva.

E i suoi capelli biondi, mossi, che cadevano sulle spalle, con quella ricrescita castano scuro che lasciava intuire una ribellione silenziosa.

Come se dentro, Chiara stesse combattendo qualcosa.

Qualcosa che non riusciva ancora a lasciar uscire.

Il suo corpo…

Era una sinfonia di curve.

Il seno enorme, tondo, sodo, che sembrava combattere con ogni maglia troppo attillata.

Le cosce piene, da perdercisi, e un fondoschiena tonico e provocante che ogni volta mi faceva venir voglia di stringerla più forte.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 2

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista