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Teresa
Una mano si appoggia sulla mia spalla e la stringe appena. «Ehi, bellezza, sei sola?»
Allontano dalle mie labbra lo spritz che doveva chiudere la serata. Sospiro.
Sarà il solito sub5 segaiolo che si è ubriacato e adesso pensa di essere Ryan Gosling e di avere il diritto anche solo di rivolgermi la parola. Se fosse rimasta un altro quarto d’ora Manuela, questo coglione non avrebbe avuto il coraggio di importunarmi…
Appoggio sul bancone il drink e mi volto. «Senti, amico, io n—»
Occupa tutto il mio campo visivo, le spalle sono grosse quasi quanto i suoi pettorali, e la maglietta grigia a stento li contiene. Le braccia sono tronchi d’albero, il collo è talmente muscoloso che non si capisce dove inizia la testa. Sorride. È Thor sotto steroidi, solo con i capelli neri e la pelle olivastra dei sudamericani.
Mi ritrovo con il viso stirato in un sorriso che a stento non faccio scadere in quell’espressione idiota da troia degli anime arrapata con gli occhi incrociati…
Abbasso lo sguardo sul suo inguine, un giramento di testa mi coglie e boccheggio: l’aria è carica della mia eccitazione e del profumo legnoso che deve avere addosso lui.
Mi scopa in un bosco, contro un albero, le sue grandi mani mi bloccano, il suo cazzo grande quanto un braccio riempie la mia figa fino a farmela dolere.
Scuoto la testa, sbatto gli occhi: è ancora vestito, nel bar con me…
Lui ride e fa schioccare le dita all’altezza del volto. «Ehi, sono qui i miei occhi».
Sto ansimando, il cuore batte impazzito. Devo averlo dentro di me, che mi possiede con forza… «C-ciao…» sorrido, mi passo una mano su una ciocca di capelli e me li sposto, mostrando un orecchio e il collo. «Mi chiamo Teresa…»
Lui contempla le mie tette, il sorriso si allarga ancora di più. A tutti e due. «Il mio nome è Salvador». Torna a guardarmi in viso. «Sei sola?»
Deglutisco. Mi sembra di camminare su una corda tesa su un abisso: se sbaglio una parola lui non mi possederà e io morirò… Mi mordo le labbra. Che pensiero idiota: gli uomini pagano per vedermi godere… Mi ritrovo con le gambe non più accavallate e con le cosce discostate. «Sì, ed è una cosa che non mi piace affatto».
Salvador prende possesso dello sgabello accanto al mio. Alza una mano per chiamare il barista.
«Dimmi, Salvador,» riaccavallo le gambe e inizio a sobbalzare il piede: la coscia sbatte contro il mio ingine, «abiti qui vicino?»
Lui termina di ordinare il suo spritz e mi lancia un’occhiata. «Praticamente sono più le scale che il marciapiede».
Menomale: non mi va di dover spiegare al tizio che mi fotto cos’è tutta l’attrezzatura che ho in camera da letto…
Monica
Metto la freccia destra ed entro nel parcheggio davanti al condominio. La luce dei fari luccica su due file di cofani e bagagliai che occupano ogni posto libero… tranne quello!
Accelero e mi porto accanto. «Cazzo…» Il posto è occupato da una Smart infilata fino in fondo. «Ma fate apposta, stronzi?»
Due stop rossi si accendono poco più avanti. Si illumina anche il fanale della retromarcia e una Ford indietreggia. Esce quasi completamente, si ferma e rientra: non riesce a fare manovra, non ha spazio.
Appoggio la mano sul clacson ma mi trattengo dal premerlo. Inspiro a fondo, espiro chiudendo gli occhi. Lo faccio di nuovo. Il sistema che mi ha consigliato Rachele per contenere la mia rabbia funziona.
La Ford esce di nuovo sterzando verso di me, va avanti, torna indietro. Fa manovra peggio di me.
«Dai, cazzone, che voglio andare dal mio ragazzo…» Sorrido all’idea che questa sarà la sera che non dimenticheremo, io e Salvador. Me l’ha chiesto a lungo, ma non gli ho mai voluto dare il culo: con quel boa costrictor che ha in mezzo alle gambe, ho sempre avuto paura che mi facesse male, ma… ma al diavolo: questa sera glielo darò: voglio che possa godere del mio corpo completamente, e io scoprire cosa si prova a ritrovarsi quel braccio piantato nel culo!
Gli stop della Ford si accendono, la retromarcia si spegne e la macchina procede verso l’uscita. Alla buon’ora, eh…
Infilo la Ka nel posteggio e scendo. Accanto alla mia auto ce n’è un’altra che non ho mai visto prima, una 500 rossa. Quasi le facevo una bozza con la portiera. «Ti è andata bene». Metto le chiavi in tasca e attraverso la strada quasi deserta.
Un paio di studenti sono davanti alla portineria del condominio, uno ha i rasta e una maglietta con Bob Marley tutta sbiadita, la tipa accanto mi scocca un’occhiata, fa una smorfia, e poi torna a parlare con il suo ragazzo. Un paio di mesi fa, a quella, quasi mettevo le mani addosso quando l’ho trovata nell’appartamento di Salvador: “sono solo qui per scambiarci gli appunti”, aveva detto, mettendosi un quaderno a spirale davanti al petto nemmeno fosse stato uno scudo. Per sua fortuna è intervenuto il mio ragazzo, giurando che era vero, o le avrei cavato gli occhi.
Il cuore inizia a battere all’impazzata a quel pensiero, e devo ancora seguire l’esercizio che Rachele mi ha spiegato: inspirare dal naso, espirare dalla bocca; inspirare dal naso, espirare dalla bocca.
Mi incammino su per le scale, tenendomi al corrimano.
Il piano dove alloggia Salvador è illuminato dalle luci del corridoio, una cacofonia di musiche differenti proviene attutita da diverse porte, l’odore dolciastro di erba scivola fuori da un appartamento mentre un altro libera un ben più invitante profumo di torta al cioccolato. Attraverso il corridoio, chiedendomi cosa stia facendo il mio ragazzo: non l’ho chiamato, e spero di fargli una sorpresa. Gli avevo detto che questa sera dovevo studiare per il compito in classe di domani, ma è stato rimandato. Spero che non ci siano i suoi amici a giocare a Mario Kart, che non mi va di fare di nuovo notte a portare loro birre e sentirli ruttare e bestemmiare perché stanno perdendo a quel cazzo di gioco… Come si fa a perdere il proprio tempo con cose simili quando hai più di dodici anni?
Mi accosto alla porta e allungo la mano verso la manigl— Sgrano gli occhi: la porta è aperta e appena accostata. Trattengo il fiato. Che sia entrato qualcuno per svaligiare l’appartamento? Dov’è Salvador?
Avvicino la testa all’uscio, cercando di sentire qualcosa. Sì, qualcosa è dentro l’appartamento e…
Sono gemiti, quelli?
Sgrano gli occhi, un’ondata di calore mi sale al volto.
Gemiti di una donna che sta godendo?
L’odore di erba e cioccolato riempie i miei polmoni. Che stia guardando un porno? Salvador ha invitato i suoi amici e stanno guardando un video erotico? Bastardo… Lui che frega il suo grosso cazzo, lo tiene in mano e poi sborra eccitato mentre qualcuno si scopa Eva Lovia o qualche altra troietta… magari insieme ai suoi amici…
Scaccio quel pensiero. Magari è solo un film, o un’innocente serie tv, ormai c’è sesso pure in quelle per ragazzini, e lui è lì che si sta mangiando una pizza per godersi il venerdì sera. Sì, è così: e tra poco potrà godersi anche il mio corpo.
Sarà una bella sorpresa.
Apro silenziosamente la porta e la richiudo alle mie spalle. Per lo meno, non cigola.
L’appartamento è al buio ma lo conosco a memoria, saprei indicare la posizione di qualsiasi mobile, e poi Salvador è ordinato e non lascia in giro nulla, a differenza della mia coinquilina che sembra cresciuta in un disc—
Mi blocco. I gemiti continuano, dev’essere una scena di sesso piuttosto lunga…
L’unica luce accesa è quella della camera da letto. Sta guardando una serie tv sdraiato sotto le coperte…
Il cuore risuona nelle mie orecchie, la gola mi si è chiusa. Avanzo silenziosamente lungo il corridoio fino alla porta. Mi accosto al muro. Sulla parete davanti c’è lo specchio che Salvador usa per controllarsi prima di uscire di casa e vi si riflette la camera da letto.
Al centro c’è la schiena di una ragazza mora nuda. Il suo culo si muove verso l’alto, in mezzo alle sue cosce il cazzo di Salvador scivola in parte fuori dalla sua figa, bagnato di umori.
Le nocchie delle mie dita schioccano quando le stringo a pugno.
Teresa
Mi spingo con le cosce e la mia figa si muove sopra il cazzo di Salvador. Appoggio le mani sul suo petto muscoloso, e lo faccio uscire quasi del tutto, solo la sua grossa cappella e ancora dentro il mio corpo. Chiudo gli occhi, lascio defluire il fiato e scendo: le pareti della mia vagina si aprono ad accogliere di nuovo quel cazzo maestoso. Non trattengo un gemito di piacere.
Non ho mai scopato un cazzo simile, è meglio di qualsiasi dildo abbia mai provato…
Mi mordo un labbro… Chiedere a Salvador di lasciare la sua ragazza e mettersi con me, scoparmi durante le dirette… L’eccitazione mi divora, mi brucia il basso ventre. Far pagare il mio pubblico di segaioli per vedermi scopata da un cazzone simile…
Le mani di Salvador prendono i miei fianchi e mi impala ancora più a fondo sul suo sesso.
«Aspetta…» Adesso ti faccio mio, ragazzo. «Non venirmi dentro…»
