La milf
Capitolo 2 - La milf 02
Lusingata dai suoi complimenti, mi sento un po' civettuola e così apro la borsa, prendo il telefono, vado nella galleria ed apro una foto di me in costume.
«I miei figli hanno 19 e 23 anni, ed io abito in una nelle villette costruite dall'altro lato di questa collina; la maggior parte di noi, nel retro, ha realizzato una piccola piscina e questa è una delle foto che mi hanno scattato quel giorno; dopo questa foto, sono entrata in cucina a prendere qualcosa di fresco da bere e, dalla finestra, li ho sentiti definirmi MILF.»
Mostro a Matteo una foto di me in costume da bagno bianco e vedo lo sguardo compiaciuto di lui che si alza in piedi e viene vicino a me, sulla mia sinistra, mentre anche Federico si avvicina e si mette dall'altro lato; guarda anche lui la foto ed io con un dito ne faccio scorrere alcune, dove si vede il mio corpo bene esposto, fasciato da un costume bianco, alquanto esiguo. I due si scambiano un'occhiata ed io mi rendo conto che, all'altezza dei miei occhi, ho due pacchi gonfi, che denotano la presenza di qualcosa di molto grosso sotto la stoffa. Il primo a parlare è Federico.
«Accidenti, Paola! Non solo hai fatto impazzire un gruppo di giovani e, questo è comprensibile, perché, essendo giovani, hanno gli ormoni a mille e, comunque, per loro quando c'è da sognare, una donna è sempre una donna, anche se è la loro madre, ma non hai lasciato indifferente neanche noi. Sei proprio una magnifica donna!»
Restano tutti e due in silenzio e vedo ulteriormente la stoffa dei loro pantaloni tesa in maniera molto invitante; così, quando Federico prende la mia mano destra e la appoggia sopra il suo cazzo e lo stesso fa anche Matteo, io li lascio fare, senza opporre alcuna resistenza. Stringo con forza qualcosa di duro tra le mie dita e mi rendo conto che ci deve essere veramente un bel cazzo sotto quella stoffa; subito dopo è Matteo il primo che abbassa l'elastico dei suoi pantaloni e mi ritrovo tra le mani e una bella verga, più o meno lunga una ventina di centimetri e di notevole spessore, perché non riesco a congiungere le dita della mano. È un bel cazzo grosso, duro, con una pelle molto vellutata, leggermente scuro, forse abbronzato, con delle grosse venature che lo rendono ancor più seducente e, in cima, ha una cappella rossa che sembra una fragola matura. Mi appoggia una mano sulla testa e mi avvicina quel mostro alla bocca; nello stesso istante, anche Federico sfodera il suo, mi giro a guardarlo e vedo un membro più o meno della stessa lunghezza, anche questo di notevole spessore, dritto, duro con in cima una cappella molto grossa, simile ad un bel fungo. Anche lui me lo avvicina alla bocca. Per un attimo mi sento bagnare le mutandine in maniera incredibile. Poi mi rendo conto che è una situazione troppo grande per me e vengo presa un po' dal panico.
«No, ragazzi, calma. Voglio dire: io… no… oggi ho fretta, non è possibile far niente! Devo andare a casa, perché c'è mio marito che mi aspetta!»
I due si guardano un attimo un po' incerti e così cerco di tirarmi fuori, ma Matteo mi blocca quasi subito, mettendo di nuovo la mano sulla mia testa e la punta del suo membro davanti alle mie labbra.
«Dai, almeno un assaggio! Giusto per sentire se…»
Senza aggiungere altro me lo spinge a contatto delle labbra, apro la bocca e do una bella leccata a tutta quella lunga verga, partendo dal basso verso l'alto; poi passo bene la lingua anche sopra la sua cappella, ha un piacevole profumo di maschio eccitato, che subito mi fa bagnare ancora. Passo un po' di volte la lingua sopra quella bella mazza, mentre con la mano lo sego, poi mi giro e ripeto la stessa operazione con quella di Federico. Entrambi hanno la dimensione più o meno di quella che ha mio marito, per cui, quando me le infilo in gola senza tanti problemi, suscito subito il loro stupore.
«Oh, cazzo, come lo prende bene! Guarda, Federico: lo accoglie tutto in bocca. Questa ne ha succhiati di cazzi per esser così brava!»
Vorrei ribattere, ma ho la bocca piena e così continuo a lavorarci un po', poi sento che loro cominciano ad allungare le mani e io non mi sento ancora pronta a vivere questa esperienza, così li guardo e li supplico di venire.
«No, ragazzi, basta! Vi ho detto che oggi non ho tempo, perciò finiamola qui. Se vi riesce, venite!»
Matteo appoggia la sua mano sopra la mia e, insieme a me, si masturba velocemente, poi mi appoggia l’altra mano sul capo e la punta del membro tra le labbra, mentre mi riempie la bocca con quattro generose schizzate.
«Ora ci sono, Paola! Cazzo, sto sborrando!»
Mi riempie per due volte la bocca di crema facendomi ricordare, in un certo senso, il sapore dello yogurt; la ingoio tutta, fino all'ultima goccia. Lo ripulisco bene e poi glielo restituisco bello lucido; vedo che sorride soddisfatto, mentre mi giro e prendo in bocca quello di Federico, che se lo stava menando velocemente; poi anche lui appoggia una mano sul mio capo e la punta tra le mie labbra e comincia ad eruttare anche lui delle belle abbondanti bordate di crema, che mi riempiono rapidamente la bocca. La sua è leggermente più dolce ed anche in questo caso, ingoio tutto e pulisco fino all'ultima goccia; poi, di scatto, mi alzo in piedi e li guardo per un attimo entrambi.
«Ok, ragazzi, grazie per l'aperitivo, ma ora devo scappare! Allora, ci vediamo lunedì alle 16:00?»
Matteo guarda un attimo Federico e poi corregge l'orario.
«No, vieni alle 18:00, è meglio quell'ora così ti annoto come ultimo appuntamento; mi voglio dedicare per bene alla tua caviglia. A parte tutto, ho visto che ha veramente bisogno di esser riabilitata per bene.»
Scappo di corsa da quell'ufficio, con la mente completamente in subbuglio. Raggiungo la mia vettura e parto; ho fatto il giro della collina, rientro in casa e scopro che mio marito non è ancora tornato, così vado in bagno, mi tolgo il perizoma e vedo che è completamente fradicio. Mi do una rinfrescata, mi lavo la faccia e mi guardo un attimo allo specchio; mi rimprovero con me stessa.
“Cazzo, Paola, ma dove ce l'hai la capoccia? Ti rendi conto che sono in due? Al diavolo la fantasia di tuo marito, ma… due e insieme? Ma che diavolo mi è preso? Adesso, come faccio ad uscire da questa situazione assurda? È pazzesco. E poi…: perché dovrei tradire mio marito? No. Lunedì pomeriggio… cazzo, come faccio lunedì pomeriggio? Me lo ha già detto che sarò l'ultima e, sicuramente... no, non voglio. Non voglio tradire mio marito, perché lo amo e lui ama me!”
Resto a guardarmi nello specchio con uno sguardo di profondo rimprovero con me stessa, poi vado in cucina per iniziare a preparare il pranzo, quando suona il cellulare: è mio marito.
«Amore, oggi, non vengo a pranzo, perché mi ha chiamato mio padre, mi ha detto di passar da lui, che ha bisogno di aiuto a spostare un paio di cose, così mangerò qualcosa a casa sua.»
Gli rispondo che per me va bene, anche perché è una cosa che è già successa altre volte, quindi, per quanto mi riguarda, anziché preparare un pranzo vero e proprio, apro il frigo e vedo che ho della rucola, bresaola ed un po' di scaglie di formaggio; è questo che diventa il mio pranzo. Mentre mangio, realizzo che ho il pomeriggio libero, così decido di andare a visitare un negozio di intimo nella città mercato, dove una mia collega ha detto che sono esposti dei costumi da mare, veramente belli. Appena finito, mi faccio una rapida doccia, indosso una gonna normale larga, che mi arriva al ginocchio, ed una t-shirt facile da togliere, perché voglio misurare i costumi che compro; dopo di che, mi avvio verso città mercato. Mentre scendo la collina, vedo che la tangenziale è completamente intasata dal traffico, e così faccio una breve deviazione; decido di passare per la nuova zona industriale che hanno realizzato in un'area compresa tra casa mia e la città mercato. Non amo molto fare questa strada, perché sono tutte vie uguali e, già una volta, mi son sbagliata e, alla fine, ho dovuto ricorrere al navigatore del cellulare per riuscire a ritrovare la strada di casa. Mi addentro in quel dedalo di via tutte uguali e, cercando di seguire una direzione dettata più dalla logica e dalla conoscenza, dopo aver sbagliato un paio di traverse, mi ritrovo davanti a un piccolo b&b, che era già presente, prima della realizzazione della zona industriale. La strada finisce lì e, mentre faccio manovra per venir via, la mia attenzione viene attratta da una vettura parcheggiata di lato alla struttura, parzialmente nascosta. Senza scendere dalla macchina, mi avvicino e mi rendo conto che quella è la macchina di mio marito. Ne ho la certezza una volta letta la targa, che mi conferma che è proprio quella di mio marito, perché abbiamo le stesse lettere ma in posizione invertita. Anche un piccolo graffio sul paraurti dietro, mi conferma che è la macchina di mio marito, perché la mia è rossa e la sua è bianca, e c'è una piccola riga rossa proprio dove io, inavvertitamente, ho strusciato la sua vettura. Sento come un pugno nello stomaco. Cazzo, è un classico! Vengo subito presa da uno scatto d'ira: per un attimo penso di scendere e andare a vedere dov'è e cosa sta facendo, poi, invece, mi guardo un attimo intorno e vedo che, ad una cinquantina di metri da questa struttura c'è una fabbrica, con parcheggio libero, parzialmente recintato, con una siepe abbastanza alta e così, prendo la mia auto e mi nascondo lì; osservo attraverso la vegetazione l'uscita del b&b. Guardo l'orologio e vedo che sono le 15:40; controllo quando mi ha chiamato ed erano le 13:20, quindi, presumo, che non resterà ancora molto considerando che è già un po' che è chiuso lì dentro. Pazientemente aspetto e, mentre lo faccio, rifletto su tutta la questione. Sono inferocita, così arrabbiata che fatico un po' a riprendere la calma e, dopo circa un'ora che sono lì in attesa, d'un tratto vedo la sua auto e quella che era parcheggiata accanto, muoversi. Vedo passare velocemente lui e poi l'altra vettura dietro; è guidata da una donna dai capelli rossi e subito mi rendo conto che deve esser Milena, perché lui stesso mi ha detto che la sua capigliatura è proprio rosso naturale. Cazzo: mi ha fatto cornuta? Seguo la vettura di lei e vedo che si dirige proprio verso la tangenziale e così, una volta ripreso l'orientamento, percorro una piccola strada sterrata e, dopo cinque minuti, mi ritrovo davanti la casa dei miei suoceri. Esco dall'auto, entro e saluto mia suocera, che mi guarda un po' stupita; poi chiedo dov'è mio suocero e mi dice che ha accompagnato suo fratello a porgere l'estremo saluto ad un loro amico, deceduto. Mi chiede come mai sono piombata così all'improvviso ed io rispondo che ero in zona; così, dopo averle dato un saluto, me ne vado. Raggiungo la città mercato da quest'altro lato della città e poi giro un po' per le vetrine; avverto dentro di me un profondo senso di disagio. È vero che anch'io, qualche ora prima, mi sono trovata due cazzi davanti alla faccia e li ho succhiati come una consumata puttana, ma lui, da quanto tempo, mi tradisce? Praticamente è un mese che non scopa con me. È chiaro che se non lo fa con me, lo fa con lei. Quindi, dentro di me, non ho più niente da rimproverarmi, anzi, mi sento proprio come se i conti non fossero affatto pari. Mi ci vogliono alcune ore per recuperare il mio sangue freddo, poi torno a casa e lo trovo seduto davanti alla TV, che sta seguendo un programma; mi saluta con un cenno della mano. La sera siamo ospiti a cena a casa di alcuni amici e, quando torniamo, è molto tardi, per cui ce ne andiamo a dormire. Veramente fatico a prender sonno, perché guardo quest'uomo accanto a me ed una miriade di domande affolla la mia mente. Il giorno dopo, quando mi sveglio, ho voglia di far sesso. Mi avvicino a lui, mi stringo e lo accarezzo, facendogli capire proprio che ho voglia di scopare, ma lui riesce, in qualche modo, ad evitare di far sesso con me, parlando dei figli e delle situazioni che si sono create con loro. Giudica avventato il fatto che il più grande si sia già trovato una compagna per convivere ed il giovane sembra molto preso dalla sua fidanzata. Poi squilla il suo cellulare e noto che si rifugia in bagno, mentre risponde. Ha chiuso la porta dietro di sé e sento che sta parlando a bassa voce, così esco dal finestrone della camera e mi avvicino a quella del bagno, parzialmente chiusa e, senza farmi vedere, ascolto la conversazione che sta tenendo un po' a bassa voce. È chiaro che sta parlando con Milena. Sento che ride e fa delle battutine, soprattutto mi irrita il fatto che racconta a lei che io questa mattina avevo voglia di far sesso.
«Accidenti, come facevo? Ieri mi hai letteralmente distrutto. Credo che non mi basterà neanche il weekend per recuperare! Certo che non vedo l'ora di vederti, lunedì!»
Ovviamente sento il sangue ribollirmi nelle vene; rientro in camera decisa ad aprire la porta del bagno e sollevare un gran casino, quando una folata di vento fa volare via alcuni fogli, che sono sopra la mia borsa poggiata sul comò, attirando la mia attenzione; sono quelli che mi hanno rilasciato Matteo e Federico. Mi rendo conto che è come se il destino mi avesse indicato una strada! Raccolgo i fogli, li rimetto a posto nella borsa e me ne vado in cucina, a preparare la colazione, meditando, dentro di me, il fatto che anch'io non vedo l'ora che si arrivi al lunedì. Passo la giornata della domenica abbastanza tranquilla, evitando di pensare. Rido e scherzo con mio figlio e la sua compagna, che son venuti a pranzo e, spesso, noto il fatto che Piero ha tenuto sempre il cellulare in mano e, più di una volta, l'ho visto distratto a messaggiare con qualcuno; mi rendo conto che di sicuro lo sta facendo con Milena. Finalmente arriva lunedì. Puntuale, alle 18:00, mi presento nella struttura e, dentro di me, è sparita ogni remora, dubbio o incertezza. Vengo subito accolta da Matteo, che mi prende per mano e mi porta direttamente lungo un breve corridoio; poi scendiamo con un ascensore nel seminterrato e, anche qui, percorriamo un altro corridoio, fino a giungere nell'ultima stanza, in fondo, dove, appena entrata, trovo anche Federico. Mi saluta anche lui calorosamente. Per l'occasione ho deciso di indossare una gonna corta, un perizoma ancor più sottile di quello della precedente volta e sopra ho indossato una semplice t-shirt con sotto un sottilissimo reggiseno, quasi inesistente. Mi fanno accomodare sopra un cuscino posto vicino ad una piccola vasca e una volta che ho immerso i piedi fino a metà del polpaccio, lui aziona un dispositivo e subito l'acqua inizia a ribollire; sento una strana sensazione ai piedi. Federico si avvicina e mi spiega il trattamento.
Generi
Argomenti