La milf

Capitolo 1 - La milf. 01

pennabianca
16 hours ago

Mi chiamo Paola, ho 43 anni, sono di media statura, mora dai capelli lunghi, che mi arrivano fino alle spalle, occhi neri, un bel seno opulento, che riempie abbondantemente una quarta misura. Il ventre non è proprio piatto, perché ho partorito due volte, anche se ero comunque abbastanza giovane; quelle gravidanze hanno anche allargato i miei fianchi e modellato ancor più il mio culo, rendendolo ancor prominente ed invitante. Le cosce sono lunghe, belle ed ho dei piedi sempre ben curati. Da 24 anni, sono sposata con Piero, un bel maschio biondo dagli occhi azzurri, un bel fisico formato da una intensa attività sportiva e poi, cosa che non è da sottovalutare, ha una splendida dotazione tra le gambe, soprattutto in circonferenza, e cosa ancor più importante la sa usare al meglio, perché a letto è un vero porco. Io lavoro come impiegata negli uffici del tribunale, mentre lui è un impiegato delle Poste. Come ho detto abbiamo due figli, Matteo di 19 anni e Federico, che è il più grande. Ha 23 anni e, da un anno, convive con una ragazza, mentre Matteo è fidanzato da circa sei mesi. Quasi tre mesi fa, è avvenuto un piccolo incidente, mentre ero al lavoro. Si era a metà di giugno e faceva un caldo tremendo in ufficio; il nostro impianto di climatizzazione si è fermato d'un botto, rendendo impossibile lavorare, in quanto i nostri uffici hanno delle enormi vetrate che lasciano penetrare all'interno tanto di quel sole. Nel mio ufficio, siamo in cinque persone, più la nostra dirigente, una splendida sessantenne prossima alla pensione, rotondetta e fantasticamente simpatica, ma, soprattutto, è una donna energica e molto determinata, ha subito chiamato la manutenzione e quella stessa mattina è venuto il tecnico per controllare l'uscita del climatizzatore che è posta proprio sul soffitto della stanza dove abbiamo le nostre scrivanie; mentre ero intenta a spiegare all'operaio il punto esatto in cui era ubicata l'uscita del climatizzatore, da cui gocciolava dell'acqua, lui ha preso una lunga scala di quelle a V rovesciato, che si possono salire da entrambi i lati, ed è salito fino in cima, appoggiando una grossa borsa di stoffa nera con la base rigida gli angoli, piena di attrezzi sulla sommità della scala. Io ero vicino alla scala di lato ed ho indicato il punto da cui avevo visto gocciolare dell'acqua, prima che l'impianto si fermasse e l'uomo è salito di un ulteriore scalino e una delle tasche sporgenti della sua tuta da lavoro si è impigliata nella borsa degli attrezzi, facendola cadere addosso a me da un'altezza di quasi tre metri e la punta di quel grosso contenitore, ha colpito violentemente il mio alluce del piede destro, procurandomi una ferita ed una frattura. Al mio urlo di dolore, sono accorsi tutti i colleghi e la capo ufficio ha subito chiamato i soccorsi, perché dal piede schiacciato, fuorusciva sangue. Portata d'urgenza al pronto soccorso, hanno riscontrato la frattura dell'alluce e così, per ben 85 giorni, ho dovuto tenere il piede bloccato in una scarpa particolare, perché le dita dei piedi non possono esser ingessare e quindi, al di là della medicazione della ferita, un semplice cerotto lo teneva bloccato all’altro dito. Alla fine del mio calvario, la frattura si è ricomposta e, quando mi hanno chiuso la pratica, mi hanno ordinato una visita ortopedica al fine della riabilitazione. Il giorno dopo esser tornata al lavoro, sono andata a fare una visita specialistica e l'ortopedico ha potuto constatare che, avendo tenuto il piede tanto tempo fermo in una particolare scarpa ortopedica, che in realtà era una vera e propria tortura, necessitavo di almeno una decina di sedute di riabilitazione, perché il mio piede, rimasto bloccato per tanto tempo, aveva perso la sua naturale funzione motoria! Mi ha prescritto subito delle sedute di riabilitazione con altissima priorità, da eseguire presso un centro convenzionato e, poiché questo posto si trova vicino casa mia, mi ci son recata subito dopo la visita. La clinica ortopedica privata, presso cui la ASL mi ha indirizzato per questo tipo di prestazione convenzionata, si era da poco spostata dal centro città, dov'era ubicata in maniera molto scomoda e difficile da raggiungere, in una nuova sede realizzata dopo la riqualificazione urbana era stata realizzata al posto di un dismesso complesso industriale. Tutta quella enorme struttura industriale, una volta riconvertita, è stata trasformata in tanti posti letto e, in più, era stata creata proprio una struttura completamente nuova per fare la fisioterapia; è lì che mi sono recata e quando mi son presentata all'accettazione, sono stata ricevuta da una signora bassa, grassa, dall'aria sciatta, con i capelli un po' sudici e lo sguardo alquanto torvo. Mi ha assegnato il numero 6, dicendomi di presentarmi in fondo ad un piccolo corridoio, presso la stanza numero 9. Quando sono arrivata sul posto, c'era una persona anziana in attesa con il numero 5 in mano e, dentro di me, me son presa a ridere in ordine al fatto che avevo io il numero 6 e la stanza il numero 9, uniti facevano 69, e, dentro di me, ho pensato che sarebbe stata proprio ora di fare un po' di sesso, visto e considerato che, da circa una ventina di giorni, mio marito è stata alquanto latitante sotto il profilo sessuale. Come già detto, mio marito a letto è un bel porco ed anche ben dotato; quando mi scopa è un maschio molto esigente e pretende di farmi godere molto ed a lungo, ma, in cambio pretende la massima disponibilità sia dei miei buchetti che della mia bocca. Personalmente lo ritengo un amante molto caldo e passionale e mi piace molto quando mi scopa con veemenza e, qualche volta, mi tratta un po' da troia, perché questa cosa lo eccita molto. Tra l'altro una delle sue fantasie più ricorrenti è quella di vedermi scopare con altri maschi, ma ho sempre pensato che fosse solo una sua fantasia e, in effetti, una volta appagata la nostra lussuria, non abbiamo mai più tirato in ballo questa cosa. Personalmente, quando sono eccitata, trovo questa cosa molto elettrizzante, ma, una volta soddisfatto il piacere, subentra un senso di timore e, ovviamente, sono più che felice quando lui non ne fa più parola. Mentre sono seduta in attesa del mio turno per esser visitata, rifletto un po' su questa faccenda e mi rendo conto che, analizzando bene la situazione, è veramente più di un mese che non faccio sesso con lui, se non una improvvisa sveltina, fatta una domenica mattina dentro la doccia, ma ormai risalente a cinque giorni fa. Mi rendo conto che ho proprio voglia di scopare ed è stato per questo che ho associato subito il mio numero con quello della stanza, perché il desiderio di sesso è proprio impellente. Ora io non l'ho mai cornificato, anche se ammetto che, in più di un'occasione, ci sono andata quasi vicino, però ho sempre rinunciato, anche se, pur non avendo mai avuto la certezza assoluta, ho sempre sospettato che lui, a me, qualche corno lo abbia messo. Da qualche tempo, adesso che ci penso, lo sento parlare spesso di una collega nuova giunta in ufficio, una certa Milena. In più di un'occasione l'ho sentito dire che Milena ha fatto questo, che Milena ha detto questo, che lui ha insegnato questo a Milena, che Milena qui, che Milena là, e che palle sta Milena! La mia riflessione viene interrotta dall'apertura della porta da cui esce un signore anziano, accompagnato da un'altra persona e poi entra il tizio con il numero 5; mentre l'uomo entra, vedo il dottore che, per un attimo, mi scruta dalla porta. È un bell’uomo, alto, spalle larghe, forse più o meno della mia stessa età, con i capelli neri, tempie leggermente incanutite, camice bianco aperto e, sotto, una semplice divisa costituita da una maglia bianca sopra dei semplici pantaloni bianchi. Mi ha guardato per un attimo e poi, con un sorriso, mi ha chiesto se ero il numero successivo; alla mia risposta affermativa, ha sorriso di nuovo ed ha chiuso la porta. Ho aspettato circa una decina di minuti ed ho visto la persona entrata prima di me, uscire sorridendo e se ne è andata soddisfatta. Appena libero dalla presenza della persona che mi aveva preceduto, lui rimane sulla soglia della porta e mi invita ad entrare; quando entro vedo che c'è un'altra persona nella stanza con lui. Anche quest'altra persona, indossa una semplice t-shirt bianca e dei pantaloni tenuti su da un semplice elastico. Mi fa accomodare ed anche l'altro si avvicina.

«Buongiorno signora, io sono Federico e lui è Matteo il nostro fisioterapista. Mi dica: per quale motivo ha richiesto il nostro intervento?»

Li guardo entrambi e vedo che Matteo è un po' più giovane; mi viene da ridere e loro due si guardano in faccia senza capire il motivo della mia ilarità!

«Curiosamente, voi due avete gli stessi nomi dei miei figli!»

Matteo si avvicina alla scrivania, guarda l'altro e sorride divertito.

«Lei è la signora Paola? Una splendida quarantenne che, sicuramente, non mi dispiacerebbe affatto avere come madre! È proprio una bella donna: complimenti!»

Incasso il complimento e vedo che anche Federico mi guarda sorridendo. Gli porgo la mia documentazione e subito la studiano; continuando un po' a fare qualche leggera battuta sulla mamma, poco dopo mi invitano a mettermi seduta sopra il lettino.

«Coraggio, Paola, venga qui; si metta seduta sopra il lettino e vediamo di fare una visita ben accurata a questo splendido piedino di questa meravigliosa mammina!»

Li guardo e mi viene da sorridere, a proposito della loro battuta sulla mamma.

«A dire il vero, qualche giorno fa, i miei figli erano a casa mia insieme ad alcuni loro amici e, convinti che non li stessi ascoltando, ho sentito usare uno strano acronimo, mentre parlavano di me, di cui non ho compreso il significato.»

I due si guardano in faccia e mi chiedono quale sia questo acronimo.

«Milf!»

Sorridono entrambi, mentre mi metto seduta; per un attimo mi rendo conto che ho l'abbigliamento sbagliato. Non avendo previsto il fatto di esser visitata da seduta, ho indossato una gonna non troppo larga, con ai piedi un paio di sandali assolutamente piatti, considerando che, prima dell'incidente, indossavo sempre scarpe dal tacco 12, sono per me una vera tortura. Subito mi rendo conto che, adesso che entrambi si mettono ai miei piedi, dovrò tenere le gambe un po' strette, per non far vedere che indosso un sottile perizoma, alquanto trasparente. È Matteo stesso che mi toglie i sandali e, nel farlo, mi accarezza bene il piede, in maniera molto delicata e piacevole. Mentre lo fa, sono comunque costretta a divaricare un po' le gambe, la mia gonna sale leggermente, e questo non sfugge allo sguardo di entrambi. Federico si avvicina, esamina attentamente il mio piede infortunato e mi chiede di fare alcuni movimenti; nello stesso tempo, anche lui tiene il mio piede in mano e, muovendolo mi ha fatto ancor più aprire le gambe; ora son sicura che deve avere una buona visione della mia topina, appena nascosta sotto il sottile strato della mutandina. I due si scambiano un'occhiata e allora Matteo, in maniera molto professionale, mi chiede di muovere la caviglia non infortunata, facendo alcuni movimenti con le dita del piede; poi mi chiede di sollevarlo fino quasi a 45°. Faccio un profondo respiro, perché mi rendo conto che ora avrà una completa visione della mia fica e questa cosa, stranamente, mi sta eccitando. Ho davanti a me due maschi consapevoli del fatto che hanno tra le mani le gambe di una bella donna e, sicuramente, vorranno un po' divertirsi; così, stranamente, decido di stare al gioco. Sollevo la gamba, lui appoggia una mano sotto il mio tallone e poi muovo la caviglia e le dita del piede, seguendo le sue indicazioni; vedo che lui ha lo sguardo fisso esattamente sull'altra estremità della mia gamba, cioè esattamente sopra la fica. A questo punto anche Federico, mi chiede di sollevare la gamba ed io la faccio salire molto lentamente, facendo leggermente divaricare le mie gambe, in modo che possano avere una perfetta visione della mia ostrica, che sta già schiumando e, di sicuro, tra poco bagnerà anche il sottile tessuto della mutandina, che essendo fatta di pizzo e tulle, sicuramente rivelerà il fatto che mi sto bagnando. Anche lui mi chiede di fare dei movimenti con il piede e, con una mano sotto la caviglia e con l'altra muove il dito fratturato, mentre con lo sguardo è fisso sul mio ventre. Mi fanno tenere le gambe alzate per alcuni minuti, parlando di riabilitazione e tante altre cose, mentre vedo che la stoffa dei loro pantaloni si è gonfiata a dismisura, rivelando che sotto c'è qualcosa di grosso e voluminoso, che sta velocemente lievitando. Si lanciano uno sguardo tra loro e, d'un tratto, sono io che di colpo tolgo le mie gambe dalle loro mani, le porto giù, facendo tornare in basso il vestito e li guardo dritto negli occhi.

«Ok, ci siamo capiti; avete avuto il tempo di controllare tutto, quindi, adesso, ditemi cosa c'è da sapere!»

Vedo che son rimasti colpiti dal mio atteggiamento serio, risoluto, così Federico mi risponde.

«Come ha prescritto il tuo ortopedico, ed ha aggiunto anche una priorità assoluta, cosa che ha fatto benissimo, perché il tuo piede necessita veramente di un'altra serie di idrokinesiterapia con ultrasuoni, per riabilitare al meglio la funzione motoria del tuo piede, che, come hai visto, è molto ridotta. Matteo si prenderà cura del tuo piede a partire direttamente dalla prossima settimana, sei tu sei disponibile, mattina o pomeriggio a tua scelta, per eseguire tutta una serie di terapie e poi anche un massaggio per recuperare bene il tono muscolare di caviglia e piede.»

Ora mi parla in tono veramente professionale e anche Matteo mi spiega quali esercizi saranno fatti. Ho rimesso le scarpe e sono scesa dal lettino, mi sono seduta di nuovo davanti alla sua scrivania ed anche Matteo si è messo in piedi di fianco a Federico, che continua a parlare. Io gli chiedo di fissare l'appuntamento per il lunedì pomeriggio, che per me è più facile e poi, poiché sento ancora un certo languore dentro lo stomaco, prodotto dalla loro malcelata astuzia, con cui mi hanno scrutato bene tra le cosce, dopo aver stabilito ogni cosa, ritorno alla mia battuta.

«E allora: me lo dici cosa significa milf? Sicuramente voi due conoscete bene il significato di quanto termine; quindi, me lo dite o dovrò guardare su internet?»

I due sorridono, poi Matteo viene da quest'altro lato della scrivania e si siede sullo spigolo, mentre guarda Federico; ha un'aria alquanto maliziosa e mi risponde.

«Mother I'd Like to Fuck (madre che mi piacerebbe scopare).»

Me lo dice in inglese, poi mi guarda cercando di capire se sono in grado di tradurre. Gli sorrido e lui intuisce che ho capito il significato; così continua il suo discorso.

«Non so che età hanno i tuoi figli, ma… anche se hanno usato un acronimo, credimi, ti hanno fatto un bellissimo complimento! Non so in quale contesto è maturato, ma, Paola, credimi, sei veramente una delle donne più belle che abbia visto ultimamente! Sai, con il mio lavoro, anzi con il nostro, la maggior parte delle persone è quasi sempre del reparto geriatrico. Trovarsi davanti una bella donna come te, per noi è stato veramente piacevole, considerando che sei l'ultima visita della giornata. Sicuramente, essendo giovani, avranno avuto gli ormoni impazziti.»