Zero trasgressione e vita assolutamente irreprensibile, perché Manuela, questo il nome della compagna, era una che non ammetteva nessun tipo di giochi e la libidine, per lei, era solo un termine contenuto nel vocabolario. Ho ammirato il suo cambiamento radicale, mentre per noi è iniziato un periodo di impegni fra lavoro e figli, tanto che, quando si arrivava la sera, eravamo cotti e sfiniti. Per otto anni, Carlo restò un marito fedelissimo, ma poi successe una strana cosa. Manuela si fece operare all’utero per un problema e, appena uscita dall’ospedale, non volle più stare con lui, anzi volle il divorzio e si prese il figlio, con il conseguente sconforto del nostro amico che stravedeva per il figlio. Fu un anno difficile anche per noi, in specie verso la fine. A novembre mio padre si ammalò e quasi rischiò di morire. Passammo un mese intero ad alternaci al suo capezzale. Fare le nottate e stare sempre in ospedale, mi costringeva a trascurare la mia famiglia. Passi per i figli, abbastanza grandicelli che capivano la situazione ed erano accuditi da Luca, che mi sosteneva, lasciandomi la libertà di stare con mio padre. Fortunatamente, a dicembre, le cose migliorarono e il venti fu dimesso. Ricordo che fu il Natale più bello della mia vita. Facemmo una bella festa e, solo allora, mi resi conto di quanto ero stressata, stanca, ed avevo anche perso interesse per il sesso. Carlo ci era stato vicino, informandosi continuamente, attraverso Luca, della situazione e si confidava con lui, scaricando un poco la sua malinconia e il dispiacere per la separazione dal figlio, che ogni giorno era sempre più attaccato alla madre e, di lui, quasi se ne fregava. Impegnati a star dietro alla malattia di mio padre, ci ritrovammo a decidere come passare il capodanno, poiché tutti i nostri amici avevano già organizzato le loro serate e noi eravamo soli. Luca propose a me e Carlo di cenare insieme e poi andare a brindare al nuovo anno, restando immersi nelle calde acque di Saturnia. L’idea di rilassarmi, distesa nell’acqua calda, mi fece accettare la cosa e anche Carlo se ne mostrò contento.
Dopo una cena semplice, ci ritrovammo immersi nel canale con in mano una bottiglia di spumante, e, appena scoccata la mezzanotte, facemmo un brindisi e allora successe una cosa che rovinò tutto. Ero stanca, malinconica e stressata per la forte tensione accumulata nei giorni precedenti e non mi resi conto che Luca, quella sera, avrebbe voluto scopare come succedeva ad ogni capodanno. Non ero in vena di giochi, volevo solo rilassarmi e non pensare a nulla. Lui incominciò a toccarmi e io, all’inizio, lo lasciai un po’ fare, poi, quando chiese a Carlo di partecipare, mi resi conto che la cosa non poteva funzionare e cercai di dissuaderlo. Lui, ormai eccitato, confidava nel fatto che l'amico gli avrebbe dato man forte a farmi sciogliere ed a scoparmi insieme. Invece, anche Carlo non era nella serata giusta, e si rese subito conto che nemmeno io lo volevo e quando Luca cercò di scoparmi, la mia reazione fu una vera esplosione. «Basta cazzo! Non voglio! Lo capisci che questa sera non voglio scopare! Non mi va di fare la troia e lasciami stare; voglio tornare casa: lasciami stare o quest’anno finisce male e comincia anche peggio. Dovresti saperlo che quando dico no, è NO!» Senza aggiungere altro sono uscita dall’acqua e mi sono diretta vero la nostra auto. Lui è rimasto di sasso, immobile, e non ha replicato. Carlo si è avvicinato a lui e lo ha ripreso.
«Cazzo, Luca, ma che combini? Come ti salta in mente di trattarla da puttana. Dovresti aver capito, ormai da tempo, che se lei non vuole, non si fa niente. Se continui così, rischi di perderla e ti assicuro che sarebbe lo sbaglio più grande che potessi fare. Questa sera hai veramente esagerato a spingerla fra le mie braccia, contro la sua volontà. Lei non è una troia che scopa con tutti, se lo vuole, lo fa e ti fa impazzire, ma se dice no, passa oltre che è meglio. Se fossi in te, le chiederei scusa e me la terrei stretta, coccolandola». Poco dopo ce ne siamo andati e, appena lasciato Carlo, la mia rabbia è esplosa in tutta la sua forza. Ho urlato, inveito e scaricato su di lui tutta la tensione accumulata nei giorni passati.
«Cazzo, ma sei proprio un cretino pazzesco! Dovevi capire che non ero disposta a farmi scopare, né da te né da lui, e poi lo hai messo in un imbarazzo unico che, credo, anche lui adesso si senta una merda per colpa tua. Basta! Basta!! Non voglio più trovarmi fra le braccia di nessuno capito? E ricordati che, alla prossima, hai chiuso con me». Luca rimase in silenzio e, da quella sera, le cose fra di noi cambiarono radicalmente. Per un po’, io gli ho tenuto il muso. Lui si comportava come sempre, ma il nostro far sesso era diverso. Mi scopava molto bene, ma lo faceva in silenzio, meccanico, senza passione, ed io, una sera, mentre mi stava pompando in assoluto silenzio, mi sono bloccata e l’ho affrontato. «Basta, così non va. Non mi piace far sesso così. Sembra che stai facendo ginnastica; non c’è nulla di quello che era il nostro godere. Ammetto di aver esagerato, in fondo quella sera avevi le tue buone intenzioni, ma hai sbagliato il tempo e il modo. Inoltre riconosco di aver esagerato a reagire a quel modo, ho sfogato su di te tutta la mia rabbia, tensione e paura accumulata, e neanche questo è giusto. Ti amo e voglio che fra noi torni il sereno; mi piace scopare con te e non essere uno strumento per scaricare le palle. Rivoglio la tua voce, lo sai che godo quando parli, mentre mi scopi e mi piace sentirmi dare della troia e altro. Vorrei che riprendiamo anche i nostri giochi di trasgressione, sempre che lo vuoi anche tu. Non so come, ma lo vorrei, possibilmente, senza coinvolgere più nessuno, nemmeno Carlo. Credo che ci sia rimasto troppo male e mi mette ansia rincontrarlo, senza considerare che dovrò chiedergli scusa per quella mia esplosione. Ti prego, parla, dimmi cosa ne pensi». Lui, invece, è rimasto in silenzio. Per il resto della notte, non ha detto nulla, ma al mattino, che era una domenica, mi ha svegliato baciandomi e mi ha scopato come piaceva a me. Le sue mani erano dappertutto, mi ha leccato e succhiato fin quando non ho goduto nella sua bocca. Ho goduto e poi mi sono infilata dentro il suo cazzo, cavalcandolo, e lui mi strizzava i seni e mi ha fatto godere di nuovo. Poi sono scoppiata in lacrime e ho picchiato il suo petto a suon di pugni, urlando e scaricando la mia tensione.
