Spesso mi era capitato di notare che, quando scopavo Alba a pecora, lui da sotto, oltre che leccarle il clitoride, andava a leccarmi palle e culo. Così come era capitato che, talvolta, prima di infilarlo nella fica, la bocca di Angelo leccasse e prendesse in bocca la mia cappella. La cosa non mi dispiaceva, anzi, la trovavo piacevole, trasgressiva, ma quando gli chiedevo se per caso amasse anche il cazzo, le sue risposte erano sempre evasive, finiva con il minimizzare il tutto.“A volte, mi lascio prendere dal momento, dalla situazione. Quando siamo lì, mi piace avventurarmi in altre divagazioni.”“Nelle tue esperienze con amici, lo hai già fatto?”“Sì, che l’ho fatto.” “Ed anche l’altro ti ha pompato?”“Sì, lo facevamo.” “Solo pompe o anche anale?” Qui scattava sulla difensiva.“Diciamo che son cose un po’ particolari e, al momento, preferisco tenerle per me.”Tutto questo mi incuriosiva ed eccitava. Non avevo mai avuto esperienze bisex e, sinceramente, non ci avevo neanche mai pensato, né fantasticato.Il suo stage all’università stava per finire, tra breve lui sarebbe tornato al sud. Tutti e tre ne eravamo dispiaciuti. I contatti con i suoi genitori, erano giornalieri, in special modo con sua madre; lei non vedeva l’ora di riavere suo figlio a casa. Prima della fine dello stage, Angelo ricevette una mail da una ditta vicina a noi. La conoscevo bene, ci collaboravo per lavoro, ci fece un colloquio e, come sempre succede, alla fine la cosa ebbe il solito epilogo:“Le faremo sapere.”Angelo, una mattina, con le lacrime agli occhi, ma con tanta gratitudine ed affetto, ci salutò. La casa era vuota senza di lui. Per circa due mesi eravamo stati, dapprima genitori, poi amanti. Quel ragazzo, inizialmente taciturno, solitario, si era poi dimostrato gentile, vivace, esuberante, attraente, perverso e focoso. Erano trascorse tre settimane dalla sua partenza, quando ci chiamo euforico: la ditta, con cui aveva intrattenuto il colloquio, gli proponeva un contratto di un anno, ma vi era un problema: i suoi genitori desideravano che lui ci riflettesse, che attendesse qualche offerta di lavoro dalle sue parti. Capivo bene loro, ma, al tempo stesso, capivo Angelo: si trattava di una buona offerta e, lì, sarebbe cresciuto anche dal punto di vista professionale. Inoltre, al sud, la ben nota carenza di lavoro, costituiva un valido elemento per fargli propendere ad accettare il lavoro al nord. Si susseguirono telefonate che duravano ore, con lui e con i suoi e, alla fine, proprio i suoi genitori lo accompagnarono su, per valutare assieme la bontà dell’offerta proposta al figlio. Preparammo casa. I suoi avrebbero dormito dove già aveva dormito Angelo, e lui sarebbe stato nella mansarda, adibita a mio studio e munita di un divano letto. In quell’occasione, mi resi conto che la nostra casa avrebbe avuto bisogno di un bagno in più, nella zona notte. Di mio cugino, serbavo un ricordo vago. Erano almeno venti anni che non lo vedevo. Sua moglie, poi, l’avevo vista solo il giorno del loro matrimonio ed i ricordi erano piuttosto vaghi. Al loro arrivo, oltre ai soliti abbracci e baci di benvenuto, notai il desiderio negli occhi di Alba, così come notai anche le occhiate che mio cugino Massimo rivolgeva al culo di Alba, nonché lo sguardo, quasi di sfida, di sua moglie Maria nei confronti di Alba. Furono quattro giorni nei quali la famiglia di Angelo discusse, visitarono la ditta, andarono a vedere alcune camere per l’eventuale trasferimento di Angelo. Noi cercammo di rimanere il più possibile defilati, rispondevamo solo a qualche loro domanda, tenendo, in ogni caso, un profilo basso. Alla fine i suoi si convinsero che era una buona opportunità per Angelo. Su nostro consiglio, stabilirono che era bene per Angelo aspettare a trovargli una stanza e, nel frattempo, avrebbe continuato a stare da noi. Si fermarono altri due giorni, nei quali facemmo un giro turistico di buona parte della nostra provincia; Massimo si dimostrò come Angelo, simpatico, introverso e molto attento al culo di Alba e, poi, tra l’altro, era decisamente un bell’uomo: moro, carnagione scura, alto e con un fisico asciutto. Maria era un mistero per me: morissima, due tette abbondanti, culo basso, qualche kg. di troppo. Sembrava; a volte, una donna mite, in altre una autoritaria. Angelo avrebbe iniziato a lavorare tra tre settimane e, su invito dei suoi, decidemmo di andar giù per una settimana, a fine mese. Dopo di che, Angelo sarebbe salito con noi. Erano gli ultimi giorni di maggio, ne avremmo approfittato per una breve vacanza.Prima di scendere giù, tra Angelo e Alba ci furono frequenti telefonate, scambi di mail, partimmo di buon mattino. La distanza era notevole fino al Salento. Durante il viaggio, Alba mi informò delle loro conversazioni via mail.“Cosa ne pensi dell’incesto?”L’ho guardata con un po’ di stupore. Ero stato colto di sorpresa.“Cosa intendi, di preciso?”“Se avessimo avuto dei figli, ci avresti fatto sesso?”
Stava toccando un tasto alquanto dolente: effettivamente il non aver avuto figli, era ancora una spina nel fianco per entrambi, un dolore ancora presente anche se superato.“Non saprei, non ci ho mai pensato, e tu?”Lei mi fissò in faccia. La sua risposta fu più decisa.“Per come sono oggi, sì, forse sì. Ma, perché questa domanda?”“Angelo ha fatto e fa sesso con i suoi genitori.”“Ma dai, e come fai a saperlo?”“Me lo ha confidato lui, in questi giorni.”“E quindi?”“Quindi, vediamo che succede.”“Nel senso che saranno giorni di sesso e orge?”“Vediamo; riflettiamoci, ma l’idea è eccitante quanto trasgressiva.”“Ma se mi dici “vediamo” significa che già ne avete parlato? Poi, perché me ne parli solo ora?”“Voglio rifletterci su e capire.”“Sei diventata tanto troia, che non vedi l’ora, vero?”“Sono combattuta, ma, forse, sì, hai ragione: non vedo l’ora.”“E come pensi di realizzare la cosa?”“Credo che Angelo, ci stia lavorando.”“Hai capito il porcellino?!”
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Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!
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