- Ah, scusami… sei colpito dalla lingerie? Stavo provando questi articoli che ho comprato qualche giorno fa, sai noi per lo spettacolo abbiamo bisogno di questi articoli un po’ osè. Non ci fare caso.
Mi prese per mano e ci accomodammo in fondo, sui cuscini del camper… sedendosi la vestaglia si riaprì, ovviamente, e i suoi coscioni, limitati dalle calze orlate, spiccarono in tutto il loro burroso candore. Inoltre, scoprii in bella mostra un qualcosa di nero che avevo solo intuito: un po’ più su delle mutandine c’era un altro elemento poco noto a un ragazzino come me, un reggicalze, da cui alcune strisce peccaminose disegnavano curve voluttuose sulla mia signora. Confesso che, per quel che ero allora, ciò che avevo visto e annusato in quel camper mi sarebbe potuto bastare come ispirazione per almeno un anno di seghe. Infatti, nonostante le stranezze e i timori, il mio cazzo era talmente duro che la cappella mi faceva male per la pressione, mentre uno strano “filo interno” mi tirava le due palle fino a dolermi.
Madame, invece sembrava ignara di questi miei dolori e si dedicò esclusivamente alla mia mano, al palmo, vito che il dorso era appoggiato sulla coscia, a pochi centimetri dal “pelo” nero, che si intravvedeva dalle mutandine.
- Vediamo, vediamo… - e mi teneva la mano tra le sue con una confidenza che esaltava i miei confusi sentimenti, - ecco qua. Sai caro mio era proprio questo che volevo “indagare”, vedi – e poggiò il dito premendo su una parte del palmo, - Vedi questo si chiama “monte di Venere, sai perché, perché è la parte della mano dove posso leggere la tua sensualità, anche i rapporti importanti e se una persona può avere figli… cose così, insomma.
Io non capivo granché… comunque ormai pendevo dalle sue labbra e… dal suo corpo.
Si alzò, accese alcune candele e si recò verso la porticina; sentii un rumore di chiavistelli mentre la mia mente si inebriava di un profumo speziato che, sommato allo spettacolo che vedevo, mi rese allegretto e un po’ irresponsabile.
- Vedi, amore mio, con un monte di Venere così, tu farai impazzire le donne, credimi… non vorrei essere nei panni della tua fidanzatina… - sorrise, e poi, quasi sbuffando, fece scivolare via la sua vestaglia, - mamma mia, il pomeriggio fa sempre più caldo…
- Io non sono fidanzato, signora…
- Signora? – sorrise allarmata, - ma come, ti sembro tanto vecchia?
- Noo… voi siete … voi siete …
Ma lei tornò verso di me e le parole divennero talmente inutili da non avere più alcun significato. Guidò le mie mani sulla sua pelle, e le sue seppero dove andare; le bocche si accostarono ed io capii per la prima volta la potenza erotica di un vero bacio. Quella donna era burro fuso eppur sodo sotto le mie labbra, sotto le mie carezze impacciate. Lei stessa mi spogliò nudo lentamente, come se assaporasse la vista del mio corpo appena avviato verso la maturità.
- Vieni, tesoro, vieni vicino a me.
Eravamo in piedi e lei mi si strusciava contro ma con metodo, si abbassava di qualche centimetro con tutta se stessa e poi ritornava completamente su, e nel fare questo movimento danzava. Era una danza fatta con anche e pancia, ipnotica… sinuosa come fosse animata dalle spire di un serpente. I suoi occhi mi fissavano e il suo sguardo era voluttuoso come un orgasmo costante. Sentivo la sua pelle, il contatto femminile sognato in centinaia di notti solitarie, pancia, cosce, spalle, il merletto delle mutandine pungeva sul mio membro eretto, premuto tra le nostre pance, eppure non me lo aveva ancora nemmeno preso in mano. A quel punto si girò… la mutandina era un tanga e di conseguenza il suo culo era oscenamente esposto, nonostante il fisico asciutto il sedere della maga era abbonante come le sue zinne.
- Ti piace quello che vedi, bambino mio? Sono troppo vecchia per te?
- Io non capisco più niente signora… tu sei la donna più bella del mondo.
Riprese a strusciarsi soddisfatta, continuando la sua danza perversa ma adesso erano le sue chiappe mature a strusciarsi sul mio inguine, mentre la mia “varra” mai stata così grossa, rimaneva spesso incastrata nel solco del suo culo e veniva trascinata tra le sue carni calde.
- Abbassami le mutandine, tesoro, e vai giù… voglio i tuoi baci.
Non ero certo un esperto ma, inginocchiato, le scesi giù quelle minuscole mutande accarezzando la carne e poi le calze tese e arrapanti, fino a liberarla. Il reggicalze era stato indossato sotto e quelle strisce nere sembravano sferzate sadiche sul suo culo bianco ma peccaminoso.
Senza più freni, per quanto impacciato, abbracciai stretti i suoi fianchi come se la volessi stringere al cuore eppure il gesto non aveva niente di sentimentale, quando la mia libidine usci dal suo recesso, le mie mani si scontrarono inavvertitamente con i suoi peli intimi, leggermente umidi. Il mio naso, la mia bocca, tutto il viso invece erano incollati al solco tra le sue natiche, odori intimi potenti che rendevano insignificante qualsiasi prezioso profumo… la mia capocchia saliva verso su come un barometro, ormai aveva raggiunto e superato l’altezza dell’ombelico, mai successo prima ne ero sicuro.
Iniziai a fare ciò che credevo il meglio e il massimo: baciavo e mordevo la sua carne tenera mentre con i palmi premevo impudentemente sulla sua fessa, sul monticello tenero che sovrastava la figa in sé.
- Di più, di più, tesoro mio… dai.
La sua voce era ancora più bassa e più roca; non fece poi molto per farmi entrare in un mondo del tutto nuovo… a me, io che credevo che stringendo, premendo e mordendo stessi travalicando ogni confine del sesso, e lei, semplicemente, si chinò completamente in avanti, contemporaneamente aprì molto le cosce e si poggiò coi gomiti sul letto. Poca cosa? E no, perché davanti a me si spalancarono paradisi che non avevo mai potuto nemmeno annusare, prima. Oscenamente e inaspettatamente mi trovai faccia a faccia con i suoi buchetti, bagnati, dilatati, invitanti.
Era troppo! Scavando nel mio passato avrei pensato che un ragazzo in quella posizione potesse addirittura provare disgusto, per quelle intimità… per me, inesperto ragazzone il buco del culo, ad esempio, sopperiva a funzioni ben poco nobili rispetto all’amore. Bastò che lei, con voce vibrante sussurrasse:
- Baciami, leccami… leccami tutta… - e ogni ritrosia lasciò il posto al desiderio di offrire il migliore dei miei servizi di “igiene” fai da te.
Affogai tra le grandi labbra, soffocai nel suo culo non potendo respirare nemmeno col naso, sbavai come un cammello in quella torba, mischiano i miei con i suoi liquidi… uscendo ogni tanto da quello “snorkeling” anatomico, completamente umettato e gocciolante. Ora le mani non carezzavano più impacciate, al contrario con le dita mi aggrappavo dal davanti alla sua figa e la tiravo, per allargarla a mio vantaggio.
- Sei un tesoro… sei bravissimo, mi fai godere… vieni saliamo sul letto, voglio farti un regalino… - disse con un pizzico di malizia. - Stenditi!
Lo feci subito e lei mi venne immediatamente sopra ma al contrario, con i piedi verso l’alto rispetto alla mia testa, così compresi cosa fosse realmente il famoso 69.
La sua figa svettava di nuovo su di me e i suoi peli grondavano piacere, nel mentre la maga scendeva lentamente sul mio “pesce”; avrei tanto voluto vedere meglio cosa faceva con la bocca smaliziata, dopotutto era il primo bocchino della mia vita… ma andava bene lo stesso, perché lei era troppo brava per non rapirmi i sensi. Non me lo prese subito in bocca, come credevo si facesse, prima iniziò un gioco di lingua e di labbra esperte che stuzzicavano il glande, poi l’asta e infine le palline, dure come biglie.
Ci stavamo deliziando l’un l’altro quando sentii il rumore dello sportello sbattere e mi irrigidii all’istante, immediatamente qualcuno mise in moto il camper, il cui motore iniziò a borbottare sommessamente.
- Non avere paura, caro… tranquillo. E’ solo mio marito che fa andare l’aria condizionata. Qui dentro non si respira…
Da sotto la sua pancia riuscii a sbirciare ed effettivamente era così. L’uomo si era semplicemente seduto al posto di guida ma non fece altro che restare la, tranquillo. Di sicuro ci aveva sentito ansimare e chissà, forse poteva vedere qualcosa dallo specchietto. La maga si accorse della mia riluttanza, non ero certo in grado di concepire un rapporto così estremo tra loro, all’epoca del fatto.
Mi aggirò e si mise al mio fianco, mi confortò e mi spiegò che loro facevano l’amore libero; che il marito più vecchio adorava vederla presa da un maschio, giovane e dotato come me.
Forse a freddo ci avrei pure potuto discutere ma al momento, con quella sirena che mi scaldava l’anima e il cuore persi subito interesse per la cosa, prevalentemente perché la mia “femmina” discese languidamente col viso sul mio corpo, onorandolo di piccoli e caldi baci… infine raggiunse il cazzo e se lo imboccò totalmente; da quel momento iniziò a scoparsi la bocca con un pompino magistrale, era infaticabile…il ritmo, il calore e la passione mi fecero perdere la testa e il controllo, anche perché adesso “vedevo”, vedevo perfettamente il suo viso, tra il sacro e il profano, che ingurgitava per intero il mio nerbo.
- Io vengo… vengo. Sto sburrandoooo!
- Sì gioia, sì, vieni… caccia tutto il tuo seme in bocca a me… Uhmmm, che buono… com’è caldo… sì, sì… e tanta, tanta, continua.
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